Autobiografia. Anatomia dell’irrequietezza

Perché il nomadismo può proporsi come alternativa alla cosiddetta civiltà?


Bruce Charles Chatwin (1940-1989) è stato uno scrittore e viaggiatore britannico, autore di racconti di viaggio e romanzi. Il brano che segue, è tratto da una raccolta di scritti, Anatomia dell’irrequietezza, Adelphi editore,  che abbracciano vent’anni di una vita breve, intensa, errabonda, dal 1968 al 1987.

In questa pagina l’autore presenta la sua opinione sulla necessità umana di viaggiare. Proprio perché è un’opinione soggettiva, l’argomentazione si limita alla citazione e all’osservazione soggettiva.


Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono. L’uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa rischia di impazzire, essere tormentato da allucinazioni e introspezione.

Neurologi americani hanno fatto l’encefalografia a non pochi viaggiatori. È’ risultato che cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell’anno stimola i ritmi cerebrali e contribuisce a un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione vitale.

Monotonia di situazioni e tediosa regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi nervosi, apatia, disgusto di sé e reazioni violente. Nessuna meraviglia – dunque – se una generazione protetta dal freddo grazie al riscaldamento centrale e dal caldo grazie all’aria condizionata, trasportata su veicoli asettici da un’identica casa o albergo a un altro, sente il bisogno di viaggi mentali o fisici, di pillole stimolanti o sedative, o dei viaggi catartici del sesso, della musica e della danza.

Passiamo troppo tempo in stanze chiuse.

Io preferisco lo scetticismo cosmopolita di Montaigne. Per lui il viaggio era «un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo dall’osservazione di cose nuove e ignote… Nessuna proposizione mi stupisce, nessuna credenza mi offende, per quanto contraria alle mie. I selvaggi che arrostiscono e mangiano i corpi dei loro morti mi scandalizzano meno di coloro che perseguitano i vivi. L’abitudine e la fissità degli atteggiamenti mentali ottundono i sensi e celano la vera natura delle cose. L’uomo è naturalmente curioso

«Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini» dice Ibn Battuta, l’infaticabile girovago arabo che andò da Tangeri alla Cina e ritornò per il gusto di viaggiare. Ma il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. Le nostre prime esplorazioni sono la materia prima della nostra intelligenza, e nel giorno in cui scrivo queste righe leggo che secondo la NSPCC  (National Society for the Prevention of Cruelty to Children)  i bambini che crescono confinati in certi casermoni rischiano di avere uno sviluppo mentale ritardato. Perché nessuno ci ha pensato prima?

I bambini hanno bisogno di sentieri da esplorare, di orientarsi sulla terra in cui vivono, come un navigatore si orienta in base a noti punti di riferimento. Se scaviamo nelle memorie dell’infanzia ricordiamo dapprima i sentieri, poi cose e persone – sentieri nel giardino, la strada per la scuola, la strada intorno a casa, corridoi attraverso le felci o l’erba alta. Rintracciare i sentieri degli animali era il primo e principale elemento nella educazione dell’uomo primitivo.

La materia prima dell’immaginazione di Proust furono le due passeggiate intorno alla cittadina di Illìers, dove egli trascorreva le vacanze con la famiglia. Queste passeggiate diventarono poi la strada di Méséglise e la strada dei Guermantes nella Recherche du temps perdu. Il sentiero di biancospino che portava al giardino di suo zio diventò un simbolo della sua innocenza perduta. «Fu su questo viottolo» egli scrive «che notai per la prima volta l’ombra rotonda proiettata dai meli sul terreno assolato»; e più tardi, imbottito di caffeina e di veronal, si trascinava dalla sua stanza con le imposte serrate in rare escursioni in taxi a vedere i meli in fiore, tenendo i finestrini ben chiusi per non essere sopraffatto dal loro profumo.

L’evoluzione ci ha voluto viaggiatori. Dimorare durevolmente in caverne o castelli è stata tutt’ al più una condizione sporadica nella storia dell’uomo. L’insediamento prolungato ha un asse verticale di circa diecimila anni, una goccia nell’oceano del tempo evolutivo. Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione alle barriere frapposte al nostro progresso geografico.

I pochi popoli primitivi degli angoli dimenticati della Terra comprendono meglio di noi questa semplice realtà della nostra natura.Sono in perpetuo movimento. I bimbi bruno-dorati dei cacciatori boscimani del Kalahari non piangono mai e sono tra i bimbi più contenti del mondo. E diventano anche, crescendo, persone mitissime. Sono felici della loro sorte, che considerano ideale, e chi parla di «un micidiale istinto di caccia innato nell’uomo» dimostra una stolida ignoranza. Perché crescono così bene? Perché non sono frustrati da un’infanzia tormentosa. Le madri non stanno mai ferme a lungo, e i loro bimbi non sono mai lasciati soli fino all’età di tre anni e più. Stanno vicino al seno della madre in una fascia di pelle, e il lieve ondeggiare della camminata li culla e li contenta. Quando una madre culla il suo bambino, essa imita, inconsapevolmente, la buona selvaggia che cammina adagio per la savana erbosa, proteggendo il suo piccolo dai serpenti, dagli scorpioni e dai terrori della boscaglia. Se fin dalla nascita abbiamo bisogno di muoverci, come facciamo in seguito a stabilirci in un luogo?

Il viaggio dev’essere avventuroso. ‘La gran cosa è muoversi’ dice Robert L. Stevenson in Travels with a Donkey [Viaggi a dorso d’asino] ‘sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà, e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti’. Le asperità sono vitali. Tengono in circolo l’adrenalina.

L’adrenalina l’abbiamo tutti. Non possiamo eliminarla dal nostro organismo o pregare che evapori. Privati di pericoli inventiamo nemici artificiali, malattie psicosomatiche, esattori delle tasse, e, peggio di tutto, noi stessi, se siamo lasciati soli nella stanza singola. L’adrenalina è la nostra indennità di viaggio. Tanto vale consumarla in modo innocuo.


Guida alla lettura

Il brano è tratto da un’autobiografia un testo narrativo. In questa pagina tuttavia lo scritto presenta un’opinione soggettiva che si regge su  citazioni e osservazioni.

L’opinione centrale, enunciata nel primo paragrafo, è che gli esseri umani hanno necessità di viaggiare. “Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono. L’uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa rischia di impazzire, essere tormentato da allucinazioni e introspezione.”

Citazioni che la sostengono, nell’ordine: Montaigne, Ibn Battuta, National Society for the Prevention of Cruelty to Children, Proust, Stevenson.

Osservazioni che la sostengono, nell’ordine: neurologi americani, esplorazioni dell’infanzia, comportamento dei popoli primitivi nomadi, e dei nomadi attuali come i cacciatori boscimani del Kalahari

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