Corsivo. La paura delle novità ferma l’Italia

La paura delle novità ferma l’Italia


Stefano Lepri, giornalista di La Stampa. ➔Corsivo pubblicato su La Stampa il 9 gennaio 2016.


Sarà anche estraneo al Movimento 5 stelle il sindaco che ha proibito il wi-fi nelle scuole, ma illustra bene, all’estremo, fenomeni diffusi. Alle insufficienze di una classe dirigente che perlopiù non ha saputo tenere il passo con il mondo si contrappone una protesta rivolta ancora più indietro, timorosa delle novità, specie se implicano la tecnica.

La paura dell’«inquinamento elettromagnetico» non è recente. In Italia, data almeno dal romanzo di Emilio Salgari «Le meraviglie del Duemila», 1907. Il guaio è che di simili emozioni ora prospera l’uso politico. Si inventano ad arte bufale contro un’opera sgradita: le trivellazioni per il petrolio in Basilicata provocano il cancro, scavare nella montagna non si può perché ci sono uranio e amianto.

Certo esistono anche casi di inquinamento taciuto, come a Taranto accadeva in omertà tra imprese, sindacati ed enti locali. Ed è vero che alcune opere utili, come il Mose a Venezia, a causa della corruzione sono costate troppo. Se ne alimenta una visione estrema secondo cui molte innovazioni tecnologiche e tutti i grandi progetti rompono gli equilibri naturali senza giovarci in nulla. Si cerca così di impedire qualsiasi opera, pressoché qualsiasi investimento (oggi il petrolio costa poco, domani potrebbe tornarci utile). Sentiamo ripetere che la tal cosa serve soltanto a pochi, fomenta la corruzione, danneggia questo e quest’altro; resteremmo poveri lo stesso, meglio lasciar tutto com’è.

Traspare una sfiducia nel futuro, tipica di un Paese in declino nel quale già i giovani stanno peggio della generazione che li precede. La stessa proposta simbolo del M5S, il reddito di cittadinanza, equivale a ripartire in modo più equo il peso del declino, senza far nulla per evitarlo, anzi togliendo ogni incentivo. Se l’Italia si è fermata, lo si deve soprattutto a una burocrazia sempre uguale a sé stessa, a una imprenditoria poco aperta alle tecnologie, a una classe politica sempre pronta a ricadere nel clientelismo. Chi dice no a tutto non solo non offre rimedi, peggiora il male. Ma il compito di chi invece sostiene il «fare» è diventato assai più difficile.

Guida alla lettura

Nel corsivo (➔ Che cos’è un corsivo) di Stefano Lepri l’opinione di fondo è che l’Italia è ferma da tempo non solo perché ha una classe dirigente inadeguata, ma anche perché c’è un’opinione pubblica protestataria e paurosa di ogni cambiamento, specie se determinato dallo sviluppo tecnologico. Per dimostrare ciò, lo scritto NON presenta prove di fatto, dati certi incontrovertibili, indizi, dati da cui si può dedurre la correttezza dell’opinione; suggerisce piuttosto qualche esempio, solo citato, ma non sviluppato.


 

2818total visits,2visits today