Cronaca. Macron e la sfida sul clima

Macron e la sfida sul clima: “Stiamo perdendo la battaglia, non possiamo sbagliare”. Il presidente francese apre il “One Planet Summit a Parigi”: «Dobbiamo muoverci tutti». Galletti: «È un’occasione anche per l’economia»


Articolo di →cronaca pubblicato a cura della redazione sul La Stampa del 12 dicembre 2017


Un grido d’allarme al pianeta: a due anni esatti dalla Cop21, Parigi torna capitale mondiale del clima, con il presidente Emmanuel Macron che dinanzi a un parterre di decine di leader indossa i panni di paladino dell’ambiente e lancia un duro avvertimento alla comunità internazionale. «Stiamo perdendo la battaglia» sul clima, ha avvertito il leader trentanovenne aprendo i lavori del “One Planet Summit” da lui promosso a Boulogne-Billancourt, alle porte della capitale, oggi paradossalmente paralizzata da ingorghi record con 552 km di code in tutta la città. «Non andiamo abbastanza veloci, questo è il dramma – ha deplorato Macron – ma non potremo dire che non sapevamo».

Intervistato poco prima da Cbs, il leader francese ideatore dello slogan “Make Our Planet Great Again” – in contrapposizione alla frase cult di Trump “Make America Great Again” – ha poi lanciato un nuovo affondo contro l’uscita dell’amministrazione Usa dal patto sul clima del 2015. Richiamando Trump alle sue «responsabilità dinanzi alla storia», si è detto «abbastanza sicuro» che l’omologo Usa «cambierà idea nei prossimi mesi o anni». «Non sono pronto a rinegoziare, ma sono pronto a dargli il benvenuto se decidesse di tornare», ha fatto sapere il padrone di casa.

All’appuntamento, a cui il leader di Washington non era comunque invitato, hanno aderito le delegazioni di 130 Paesi, tra cui l’Italia, nonché una babele di quattromila responsabili, tra sindaci, grandi aziende, Ong, fondazioni benefiche e anche star del cinema come Sean Penn o Marion Cotillard. Con un convitato di pietra, l’amministrazione Trump appunto, rappresentata solo da un addetto diplomatico oltre che dal vistoso Suv parcheggiato con tanto di bandiera a stelle e strisce dinanzi all’ingresso stampa del centro congressi. Tra i principali protagonisti di questa “Mini-Cop” dedicata al finanziamento di progetti concreti sul clima l’ex segretario di Stato, John Kerry, ha tuonato contro la «vergogna» del ritiro americano. «Una decisione – ha ammonito – auto-distruttiva per soli fini politici».
Annunciato a luglio durante il G20 di Amburgo, il summit informale co-presieduto dall’Onu e dalla Banca Mondiale si è svolto in un luogo altamente simbolico: l’Ile Se’guin, l’isola sulla Senna che per oltre mezzo secolo fu sede delle fabbriche Renault ormai riconvertito in spazio polivalente normalmente consacrato alla musica. Intorno alle 15.30, una cinquantina di capi di leader, accompagnati da “capitan Macron”, sono scesi dalla chiatta “ecologica” su cui si erano imbarcati mezz’ora prima dal Pont Alexandre III, il ponte sulla Senna a poche centinaia di metri dell’Eliseo. Come annunciato, il vertice ha “covato” 12 progetti da centinaia di milioni di dollari. Tra questi, un programma per lo sviluppo di auto elettriche in otto Stati Usa, un fondo di investimento per i paesi caraibici colpiti dagli uragani e finanziamenti per la fondazione di Bill Gates – anch’egli a Parigi – che sostiene gli agricoltori.

«Facendo uscire gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, Trump ha escluso sé stesso da quell’accordo, ma non gli Stati Uniti», ha commentato l’ex attore e governatore della California impegnato per il pianeta, Arnold Schwarzenegger, che oggi è intervenuto in plenaria e ieri era andato in visita dalla sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, a bordo di una bici verde. Le iniziative puntano anche ad accelerare la fine dei motori a combustione, mentre la Banca Mondiale ha annunciato che non finanzierà più, a partire dal 2019, l’esplorazione e l’estrazione di petrolio e gas. Il segretario generale Onu Antonio Guterres ha avvertito che la «guerra» contro i cambiamenti climatici «non è ancora vinta» ed ha chiesto ai Paesi ricchi di onorare l’impegno di fornire 100 miliardi di dollari annuali fino al 2020, in particolare, per i Paesi in via di sviluppo.

Per l’Italia era presente Gian Luca Galletti. «Il mondo – ha commentato – va avanti anche senza gli Stati Uniti e loro rischiano di perdere un’occasione per la loro economia e per il loro ambiente». Il ministro dell’Ambiente si è poi congratulato per questa Europa che «marcia unita» in campo ambientale ed ha ricordato che l’Italia uscirà dal carbone «definitivamente nel 2025»: «Siamo fra i Paesi al mondo che hanno il mix energetico più equilibrato».


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