Cronaca. Migranti, preso il boss della tratta

Migranti, preso il boss della tratta
Mered Medhanie, eritreo 35enne, catturato in Sudan grazia alla collaborazione di 5 Paesi


Riccardo Arena, corrispondente da Palermo. Questo ➔ articolo di cronaca è stato pubblicato  La Stampa del 9 giugno 2016


Il procuratore ha sfruttato il proprio passato in Eurojust, il sostituto i propri contatti internazionali: da Palermo arriva così un durissimo colpo alla tratta di esseri umani, il traffico che unisce le rotte dei disperati che scappano dall’Africa per cercare un futuro in Europa e che provoca migliaia di morti sulle carrette del mare. Yehdego Medhane Mered, eritreo di 35 anni, ritenuto uno dei quattro più importanti trafficanti di uomini del mondo (circa centomila le persone che la sua organizzazione avrebbe trasferito sulle coste italiane) è finito nella rete tesa dagli investigatori di cinque Paesi, e fatta scattare partendo giusto dal capoluogo siciliano.

Mered è stato arrestato in gran segreto il 24 maggio in Sudan, grazie alla collaborazione fra Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia e ovviamente delle autorità di Khartoum, che hanno gestito e diretto, con l’aiuto della Nca inglese, la materiale cattura del trafficante di uomini: martedì notte dal Sudan lo hanno spedito a Fiumicino con un volo di Stato italiano, mandato dalla Presidenza del Consiglio: la settimana prossima sarà interrogato dal Gip.
Una cooperazione internazionale che il procuratore di Palermo, Franco Lo Voi, ha definito «fondamentale»: «I fenomeni transnazionali – ha spiegato il capo della Dda – non possono essere gestiti da singoli Paesi». Proprio Lo Voi, già rappresentante italiano di Eurojust, dopo le due operazioni «Glauco», svolte tra il 2014 e il 2015, contro un gruppo di una ventina di trafficanti di uomini, aveva stimolato un incontro di coordinamento all’Aja, col pm Gery Ferrara e da lì si è messo in moto un meccanismo che ha coinvolto anche la National Crime Agency inglese: «Abbiamo canali per arrivare a Mered», hanno detto gli agenti di Sua Maestà. Da quel momento la Squadra mobile di Palermo e il Servizio centrale operativo hanno lavorato a stretto contatto con i colleghi britannici ma anche con i poliziotti svedesi e olandesi, per sviluppare ogni minima traccia legata alle intercettazioni dei cellulari utilizzati dall’eritreo, già ampiamente ascoltato durante le indagini di Glauco: un’inchiesta su larga scala, avviata dopo il naufragio che, al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, provocò 366 morti. Mered organizzava trasferimenti di uomini, donne e bambini in condizioni disumane, dietro pagamento (anticipato) di somme minime di mille euro, ma che portavano a un guadagno medio compreso tra 700 mila euro e un milione a barcone.
Una volta che, grazie alle «triangolazioni» con le intercettazioni svolte in Olanda e Svezia (dove Mered aveva rispettivamente un’amante e la moglie), l’eritreo era stato individuato in Sudan, era sorto però il problema dell’eventuale arresto e dell’estradizione, visto che con Khartoum l’Italia non ha un trattato. In febbraio Lo Voi e Ferrara sono volati a Londra e hanno firmato un accordo ad hoc, con gli inglesi come mediatori attivi e garanti, con due emissari del ministero della Giustizia sudanese. Da quel momento si è messa in moto la fase finale dell’indagine, con lo Sco di Renato Cortese a stretto contatto con la Nca: Mered, che viveva tra Eritrea e Libia, spostandosi di frequente anche in Europa, sul suo territorio si muoveva con mille cautele, a bordo di mezzi blindati e con una scorta armata. I sudanesi hanno giocato d’astuzia, aspettando che andasse da un amico, a casa del quale si sentiva sicuro. Poi sono scattate le manette. Lui ha cercato di negare di essere la persona ricercata. Nel giro di una settimana sono arrivate in Sudan prima le richieste via mail, poi un corriere con gli atti firmati. «Adesso cerchiamo di risalire al canale dei soldi – spiega Lo Voi – per fermare queste organizzazioni di uomini senza scrupoli».

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