Diario di viaggio. Quando ero sguattero

Quando ero sguattero


Pagina di →diario di Mario Soldati, “Quando ero sguattero”, in America primo amore, Milano, Mondadori,1976


Finiti i soldi della borsa di studio che per un anno mi avevano mantenuto a New York all’Università di Columbia, da più di tre mesi vivevo con i prestiti anzi con l’elemosina di alcuni conoscenti. […]
Finché, vedendo avvicinarsi il momento che per nulla al mondo sarei riuscito a grattare un altro dollaro a meno di scendere per Broadway a stendere la mano, decisi di cercare un impiego, un lavoro, un’occupazione qualsiasi. La stanza da dormire ce l’avevo, gratis, […]. Bastava che mi guadagnassi da mangiare. Trovai quasi subito. Sguattero al Ramo d’Oro, una piccola cafeteria vicino all’Università […].
Ma il Ramo d’Oro era il peggior ristorante di Columbia: dove si davan convegno misteriosamente le figure più abiette del campus, dove si ammannivano i cibi più abominevoli. Il padrone era uno scozzese, un uomo senza tempo, tinto, occhiali, occhi piccoli e sfuggenti, glabro, lurido. Umile e servile a prima vista, avido e duro appena si aveva da fare con lui. Ma di fronte alla moglie era un essere inferiore, un vero servo: non derogava alla norma americana.
La moglie andava su e giù, osservava ogni cosa con sguardo vigile e imperioso, e sporgeva, quanto poteva avanti, il seno ossuto, difeso da trine nere. Sorrideva meccanicamente all’avventore invitandolo a prendere posto; mentre con molte donne della sua specie e del suo aspetto, le quali costituivano il grosso della clientela, erano sorrisi vicendevoli, più sinceri e più odiosi: era tutta una mimica di riconoscimento e d’intesa. Strizzavano soddisfatte le rughe intorno agli occhiali, goffe gonfiavano il torso, gettavano le spalle indietro, e accennavano, sull’anche, a leggeri balances . perché veri studenti e vere studentesse venivano al Ramo d’Oro solo per sbaglio.
Assidua era una sordida schiera di maestre, professoresse, assistenti; uomini maturi che non ce l’aveva no fatta a laurearsi e dopo vent’anni di vane fatiche non sapevano distaccarsi dai paraggi dell’Università, rocca mistica e inespugnabile della cultura; reverendi senza pulpito; propagandisti di piccole sette; e tutti con austere pose di intellettualismo e pochi soldi in saccoccia.
Il vitto al Ramo d’Oro era quello che si conveniva a codesti tenebroni. Digerito, assimilato, era davvero la broda che scorreva nelle loro vene. Chicchi di granturco bolliti e serviti con salsa di farina; minestrine di sugo di pomodoro sciolto in molta acqua; filetti di sogliola stopposi e puzzolenti; coste di rabarbaro cotte e zuccherate.

Guida alla lettura

E’ qui ricostruito un ambiente, quello di una piccola cafeteria di New York. Nella descrizione delle persone (il Padrone, la Moglie, i Clienti, le Clienti) si ritrova una costante: di esse si considera l’aspetto fisico e il comportamento.  La descrizione dei cibi  poi utilizza i diversi sensi, l’autore cioè ricorre alle sensazioni che derivano dalla vista, dal gusto, dall’olfatto.

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