Diario di viaggio. Ristoranti californiani

Ristoranti californiani


Pagina di →diario di Mario Soldati, “Ristoranti californiani”. in Addio diletta Amelia , Milano, Mondadori,1979


La solita esposizione che gli esperti di pubblicistica ittiofaga giudicano, anche da noi, irresistibilmente efficace, anzi indispensabile, cioè reti appese, ruote di timone lustre come lacca, sfolgoranti ottoni di bussole e fanali.

Nulla di più vagamente cavernoso neanche all’interno: se non, forse, la generale semioscurità, e la esagera ta bassezza del soffitto in rapporto alla vastità dei locali. Profondi stanzoni incastrati l’uno nell’altro; pareti interamente rivestite di un bel legno lucido e scuro, a doghe; il monumentale bancone per le mescite, di rovere massiccio e scolpito. E una folla vociante, allegra, quasi esclusivamente virile, non più giovanile, essa pure massiccia, che si stiva in ogni angolo, in ogni spazio libero, ai tavoli, agli sgabelli, al bancone. Di là da questo, sei o sette camerieri erculei, rossi di pelle e di pelo, camicia bianca a mezze maniche, bianchi grembiuloni di tela grezza fascianti le pance potenti, si affannano a mescere senza tregua vino bianco e diaccio, Chablis sì, lo Chablis di California che Ferruolo aveva annunziato. I bicchieri, piccoli di misura, sono vuotati e rinnovati continuamente: i clienti che premono al bancone ingannano così le mezz’ore o le ore in attesa che si liberi un tavolo: non si può, qui, prenotare per telefono.
Naturalmente, siamo travolti. Tracanniamo anche noi, via via, bicchierini di questo Chablis, che ci affrettiamo a dichiarare profumato, aromatico, eccelso! Mia moglie, che è di Fiume, esclama: – Me par de esser al Bona via de una volta! -. E io, che sono letterato: – Moby Dick, Moby Dick! è un posto da Melville! – grido con riconoscenza al felice Ferruolo.
Se non che, altrettanto naturalmente, il nostro entusiasmo dura poco, pochissimo. Appena ci si abitua, appena si supera lo choc di quel saporino gelato, la sua delizia svanisce: avvertiamo soltanto un gusto metallico e chimico, di acciaio e di solfito.
Con lo Chablis, crolla tutto il resto. Quasi che il palato, offeso, faccia cadere le scaglie dai nostri occhi, ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che è soltanto una commedia bene ambientata e ben recitata. O piuttosto un film. Siamo in California, è l’aria di Hollywood. Come nella lavorazione cinematografica, tutto è phoney , imitato, truccato, finto, falso. […]
Infine, la severa, secca, agghindata, ricciuta, occhialuta-con-diamantini, vecchia signora che sta in cattedra al centro buio dell’infernale grotto, ci chiama con l’alto parlante e solennemente ci invita a prendere posto ad un tavolo.
La delusione si moltiplica. Arrivano i granchi: ossia crab-meat, letteralmente “carne di granchio”, una poltiglia biancastra, fibrosa, inerte, sciapida, cui è necessario aggiungere in abbondanza salse forti. Arrivano enormi sogliole su enormi guantiere con enorme apparato di posate, sogliole surgelate, sempre salse. chi serve è un cameriere, erculeo come quelli del banco: più triste, però, altezzoso, scostante, che depone i cibi sul nostro tavolo con tutta l’aria di farci uno straordinario favore, mentre poi esigerà una copiosa mancia. E il caro Ferruolo vede la nostra crescente malinconia, e sottovoce, come parlando d’altro, accenna ad un ristorante di questo tipo ma migliore, che troveremo a San Francisco: dice il nome, che finisce in “ich”: un ristorante jugoslavo, sì.

Guida alla lettura

La descrizione del locale, degli avventori e dei cibi si sviluppa in due parti distinte, perché mutevoli sono gli stati d’animo di chi scrive.

Gli stati d’animo che l’autore esprime sono prima di entusiasmo, poi di delusione per il locale che non ha mantenuto le sue promesse. In particolare c’è un momento di stacco tra le due parti, un momento che le distingue e le contrappone. La prima parte della descrizione del grotto è articolata sui vari aspetti del locale, sia come luogo sia come ambiente umano. La descrizione è in crescendo. Individuate nel testo le frasi che contengono notizie su:

  • il luogo nel suo aspetto esterno/interno;
  • la gente, clienti e camerieri;
  • lo Chablis californiano;
  • l’entusiasmo dell’ autore e di sua moglie.

La seconda parte della descrizione è anch’essa in crescendo. C’è un momento critico di passaggio: finto, falso, imitato si rivela tutto il locale. Individuate nel testo tutto ciò che riguarda:

  • lo Chablis e il cibo imitati;
  • la gente, non allegra e scostante;
  • la delusione crescente.

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