Divulgazione. Esopianeti, la NASA convoca una conferenza planetaria

Esopianeti, la NASA convoca una conferenza planetaria. C’è aspettativa per la conferenza convocata per domani dalla NASA, in cui annuncerà di avere individuato nuovi esopianeti. Ecco il minimo indispensabile per capire di cosa si parlerà.


Articolo di →divulgazione di Elena Re Garbagnati pubblicato su Tom’s Hardware il 21 Febbraio 2017


Il nostro vicinato cosmico sta cominciando ad essere po’ più affollato. Le scoperte di esopianeti si susseguono a ritmo serrato da tempo ormai: sono ben più di mille quelli individuati (qui la lista aggiornata di Kepler), e sebbene la tecnologia attuale non ci permetta di sapere con certezza se uno o più di essi siano davvero adatti a sostenere la vita così come la conosciamo, il sospetto resta.
Quello che è certo è che domani il numero crescerà ancora, perché per domani 22 febbraio la NASA ha annunciato per le 19:00 ora italiana una conferenza in cui annuncerà “nuove scoperte sui pianeti che orbitano attorno ad altre stelle diverse dal nostro Sole, conosciuti come esopianeti”.
L’evento andrà in onda in diretta su NASA Television e sul sito web dell’agenzia, e dalle voci di corridoio si tratterebbe del più importante annuncio dopo quello dello scorso anno sul ritrovamento di un esopianeta potenzialmente abitabile a Proxima Centauri. Al momento gli unici a sapere di che cosa si tratta sono i redattori della rivista Nature, che terranno le bocche sigillate fino all’inizio della conferenza stampa.
Quello che è certo è che di tutti i rilevamenti che avvengono in questo ambito, l’Agenzia Spaziale statunitense ne sceglie pochissimi come oggetto di eventi di così ampio richiamo mediatico, quindi il sospetto che si tratti di qualcosa di interessante è lecito.
In vista dell’evento di domani riepiloghiamo qualche concetto chiave per non arrivare impreparati. Se poi volete immergervi nel meraviglioso mondo degli esopianeti consigliamo il contenuto più ampio che abbiamo pubblicato finora.
Per chi ha fretta invece ecco una sintesi estrema. Prima di tutto che cos’è un esopianeta, o pianeta extrasolare: è un mondo al di fuori del nostro Sistema Solare che orbita attorno a una stella diversa dal nostro Sole. Che cos’hanno di speciale i candidati oggetto di interesse rispetto agli altri: orbitano in quella che viene definita “zona abitabile”, ossia dove le condizioni sono compatibili con l’esistenza di acqua liquida in superficie, perché si parte dall’assioma che se questa esiste sulla superficie di un pianeta o di una luna, c’è qualche possibilità che ci possa essere la vita come noi la conosciamo. In altre parole, i migliori candidati sono quelli abbastanza vicino alla loro stella da poter avere acqua allo stato liquido, ma non così vicini da essere insopportabilmente caldi.

La questione successiva è poi come si cerca un esopianeta. Ci sono almeno sette metodi. Tenuto conto che l’annuncio di domani è fatto dalla NASA e che di solito è legato all’attività del telescopio spaziale Kepler, è probabile che sia stato impiegato il metodo del Transito. Consiste nell’osservare la luminosità di una stella madre: se si riduce per un breve periodo di tempo potrebbe essere il segnale di un transito, ossia di un pianeta che passa davanti alla stella stessa. È appunto il metodo usato dal telescopio spaziale Kepler della NASA, oltre che il secondo metodo di scoperta che si è rivelato più utile. Per gli altri metodi, rimandiamo a questo articolo.

Veniamo alla domanda più importante in queste occasioni: che cosa significa che l’esopianeta è potenzialmente abitabile, che è un cugino o un fratello della Terra, o una Terra 2.0? Scientificamente parlando poco o niente, nel senso che la distanza “giusta” da una stella non fa per forza di un pianeta un posto ospitale per come intendiamo noi la vita. Qualcuno reputa che dovremmo esaminare l’atmosfera per capirci qualcosa, altri l’ossigeno, altri ancora il mix di tutti i gas sostenibili.

Il problema è che non abbiamo ancora gli strumenti adeguati per indagini scientifiche di questo tipo, che sono al momento interessantissime e ad altissimo potenziale, ma puramente accademiche. La morale è che si dovranno attendere i prossimi progressi tecnologici per fare studi di abitabilità planetaria che non diano solo pochi parametri di base. Anche in quel caso, poi, solo un sopralluogo potrebbe chiarire le cose una volta per tutte, come stiamo imparando con Europa ed Encelado – le lune ghiacciate rispettivamente di Giove e Saturno.

Per adesso quindi collezioniamo candidati, scartando gli esopianeti che per posizione sicuramente non sono nemmeno da prendere in considerazione, e aggiornando la lista di quelli che almeno hanno le premesse generali per essere oggetti di ulteriori indagini. Per fare un’analogia con la ricerca di lavoro, stiamo collezionando i curricula, poi vedremo quali candidati chiamare per il primo colloquio, per il secondo, eccetera. Del resto da qualche parte bisogna pur iniziare!

1291total visits,2visits today