Editoriale.Taxi che volano, il futuro è dietro l’angolo

Taxi che volano, il futuro è dietro l’angolo


Questo editoriale di Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Stampa, è pubblicato sul suo giornale il 30 aprile 2017


Taxi volanti nei cieli di Dallas e Dubai, una metro iperveloce fra Los Angeles a San Francisco, navette spaziali per portare gli astronauti in orbita attorno a Marte e per consentire ai turisti di ammirare la Terra dal cosmo: ad essere in pieno svolgimento è la corsa ai nuovi mezzi di trasporto del XXI secolo, progettati per andare incontro ad una nuova generazione di bisogni e stupire il prossimo al punto da superare le soglie dell’immaginazione. Proprio come avvenne fra fine Ottocento e inizio Novecento con il debutto di auto ed aerei anche in questa stagione progetti ed ambizioni si sovrappongono a errori e difficoltà con il risultato di farci vivere emozioni che evocano il mito della frontiera.

Per aprire una finestra su quanto sta avvenendo si può partire da Dubai e Dallas-Fort Worth perché i principi degli Emirati e la sindaca della città texana sono in gara per tagliare il traguardo dei taxi volanti. A progettarli è Uber immaginando una flotta di veicoli elettrici, a decollo ed atterraggio verticale, capaci di coprire 160 km in appena 40 minuti per servire le grandi metropoli offrendo un’alternativa alle strade terrestri intasate dal traffico. Al momento Uber ha circa 55 milioni di clienti in quasi 600 città del Pianeta – grazie a vetture a pagamento prenotabili con un’application – e il ceo Travis Kalanick punta a trasformarli nel parco clienti a cui offrire l’opzione alternativa dei taxi del cielo.

Al momento il progetto «Uber Elevate» è solo agli inizi ma Richard Pat Anderson, direttore del «Flight Research Center» dell’Università aeronautica Embry-Riddle, a Daytona Beach in Florida, ritiene «realistica» la possibilità che «queste nuove vetture volanti nel 2020 sostituiscano non gli aerei bensì le automobili». E’ una data dietro l’angolo e ciò spiega perché il volano ricerca-industria-investimenti è in movimento, in più continenti: le società immobiliari Hillwood Properties in Texas e Dubai Holding negli Emirati sono impegnate nella ricerca dei luoghi più adatti per costruire i «Vertiports» da dove si accederà ai taxi del cielo così come Chargepoint, che già gestisce oltre 34 mila stazioni di rifornimento elettrico in Australia e Nord America, sta disegnando le infrastrutture necessarie e realizzare la visione di Kalanick: 1100 veivoli in 23 «Vertiports» ognuno dei quali dotato di 12 stazioni di rifornimento per poter servire i clienti di 3-4 grandi città. E’ una sfida che attira ricercatori e investitori amanti del rischio e dell’avventura: in America si tratta delle aziende «Pipistrel», «Bell Helicopter», «Aurora Flight Sciences» e «Mooney», in Germania c’è la «Lilium» e in Cina la «eHang». Oltre a Google, che ha sperimentato un prototipo scommettendo sulla possibilità che la «Faa» – l’Ente federale dell’aviazione civile negli Usa – si affretti a disegnare la parte normativa mancante: lungo quali rotte voleranno per non intralciare aerei militari e altri velivoli commerciali. Se Dubai spinge sull’acceleratore è perché vorrebbe ospitare il debutto delle vetture volanti nel 2020, in occasione dell’Expo, ma la sindaca di Dallas-Fort Worth, Betsy Price, assicura che befferà gli sceicchi. In California il tycoon-inventore dell’hi-tech Elon Musk – già artefice della auto elettrica Tesla e dei razzi Space X – è invece in lotta con se stesso. Non ha rivali nel processo di realizzare l’Hyperloop destinato a portare i viaggiatori da Los Angeles a San Francisco in appena 35 minuti – anziché le attuali 6 ore – affrontando una spesa di realizzazione che supera i 7 miliardi di dollari. La scommessa di Musk è al confine fra «Elevate Uber» e la corsa al Pianeta Rosso. Da una parte infatti Musk, al pari di Kalanick, non ha soluzioni tecniche a tutti i problemi che si trova ad affrontare e dunque, per superarli, punta su un gruppo di aziende qualificate il cui compito è far procedere il progetto. Ma dall’altro l’Hyperloop è utile alla Nasa perché l’ipervelocità nello spazio può aiutare a progettare una navetta di nuova generazione capace di portare gli esseri umani attorno a Marte con un balzo di tre anni di durata.

A spingere in avanti la Nasa è il presidente Donald J. Trump firmatario, lo scorso 21 marzo, della legge che richiede formalmente all’Agenzia spaziale Usa di «far decollare degli esseri umani verso Marte nell’anno 2033». William Gerstenmaier, capo dei progetti per l’esplorazione umana della Nasa, ha preparato un piano in fasi per dare seguito alla richiesta della Casa Bianca: la Stazione spaziale internazionale per i test, cinque lanci di prova fino al 2025, una stazione orbitante nei pressi della Luna per addestrare gli astronauti al lungo viaggio verso Marte, esseri umani in orbita attorno al Pianeta Rosso e missione robotica con sbarco su Marte. Fra tali e tanti progetti quello più imminente nella realizzazione sembra essere quello di Virgin Galactic perché Richard Branson è prossimo al lancio commerciale dei viaggi turistici spaziali. Ovvero gruppi di passeggeri – al massimo 5 unità – che dopo un breve addestramento decollano su un veicolo ad hoc che gli offre la possibilità per pochi interminabili minuti di vedere la Terra dal di fuori, galleggiando privi di gravità a prezzi da capogiro, prima di riaccompagnarli dolcemente a terra. Che si tratti di miraggi in rapido avvicinamento o progetti destinati ad essere solo tappe di un percorso rivoluzionario, possono esserci pochi dubbi sul fatto che Travis Kalanick, Elon Musk e Richard Branson appartengano ad una nuova generazione di pionieri destinata a modificare il modo in cui ci spostiamo.

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