Forum. Il referendum sulle trivelle e la politica energetica

Il referendum sulle trivelle dell’aprile 2016 e la politica energetica


Giovanni Esentato. Giornalista, OTS, Diving Supervisor, Segretario di AISI, Associazione Imprese Subacquee Italiane. Il →forum che segue è tratto dalla sua pagina Facebook


7 marzo alle ore 14:25 ·
Giovanni Esentato
Benché io sia vicino alle posizioni del M5S rispetto a molte tematiche relative anche all’ambiente mi tocca, per onestà intellettuale e per profonda conoscenza del mondo oil&gas,dissentire e non essere d’accordo sulle prese di posizione relative al referendum sulle “trivelle”.
Si corre il rischio di ripetere quel che è successo con il nucleare. L’Italia ha rinunziato a costruire sul proprio territorio centrali nucleari e poi ne abbiamo a centinaia ai confini con la Francia e la Germania e -oltretutto -siamo costretti a mantenere in vita le nostrevecchie centrali che continuano a contenere nuclei di uranio attivo ma senza produzione di energia. Un controsenso che ci costringe a comprare energia elettrica dalla Francia, energia che la Francia produce con centrali nucleari. Fu frutto questa scelta di una campagna propagandistica “ecologistica” scellerata e clericale non contrapposta ad una altrettanto efficace informazione da parte dei sostenitori della necessità di rinnovare e costruire centrali nucleari di nuova generazione. Più efficaci e molto, molto più sicure di quelle attuali. Che hanno smesso di produrre ma non hanno smesso di essere quel potenziale pericolo paventato dai sostenitori del No al Nucleare.
Stessa cosa sta per succedere con il NO alle Trivelle. Intanto è da specificare che il settore delle “trivelle” in Italia riguarda installazioni già esistenti, con piattaforme, impianti, sealine, terminali già installati e funzionanti. Che le piattaforme in adriatico e mare ionio producono gas e non olio petrolifero. Che in oltre 60 anni di attività “estrattiva” nessun incidente “inquinante” ha interessato le strutture offshore italiane. Che nella vicinissima Croazia avvengono e continueranno ad avvenire perforazioni che potrebbero, in caso di abbandono da parte dell’italia, arrivare a “succhiare” gas anche dai pozzi italiani. Mediante la tecnica della perforazione obliqua. Cioè immettendo le trivelle non in verticale ma con una inclinazione di oltre 45° ed in grado di arrivare, in maniera appunto obliqua, a molti chilometri di distanza dalla verticale della torre di trivellazione.
Ed ecco i motivi per cui, prima di votare NO, occorre riflettere ed essere informati:

1 -il referendum non deciderà nulla sulle nuove “trivelle” (in realtà correttamente s’intende per nuove perforazioni) ma riguarda la durata delle concessioni già in essere,e relative ad aree in mare aperto e comunque entro le 12 miglia dalla costa dove ci sono già piattaforme di estrazione di gas metano in alcuni casi da più di 30 anni.
2 -il referendum, qualora si raggiungesse il quorum, andrebbe a determinare la cessazione immediata delle attività di estrazione alla scadenza delle concessioni, tipicamente di durata trentennale, anche qualora sotto ci sia rimasto ancora un ingente quantitativo di gas.
3 -in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all’altro rinunciando a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale (gas metano stiamo parlando e non petrolio). Non potendo da un giorno all’altro sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale (navi gassiere e petroliere) nei nostri mari, alla faccia dello spirito ambientalista che anima i comitati promotori e con sostanzioso impatto sulla nostra bolletta energetica.
4 -il referendum non fermerà le “trivelle” nelle tremiti, non ci sono e mai ci saranno trivelle nelle tremiti. Si trattava di un permesso di prospezione e studio, ben oltre le 12 miglia dalle tremiti e comunque non più in vigore vista la rinuncia della compagnia interessata.
5 -il referendum non fermerà la “petrolizzazione” dell’Italia come qualcuno vuole far credere, riguarda infatti le aree marine entro le 12 miglia dalla costa dove geologicamente si sono accumulati solo giacimenti di gas metano, quello che, ricordate, ci da una mano, perché tra i combustibili fossili quello meno inquinante e recentemente riconosciuto dall’unione europea il BRIDGE ovvero quello che ci porterà avanti nella transizione verso le rinnovabili per i prossimi 30 anni. Quindi non sarebbe uno STOP al petrolio, che in Italia viene estratto quasi esclusivamente a terra, in Basilicata, ma uno stop al gas, ovvero a quella fonte energetica pulita la cui introduzione ha portato storicamente alla riduzione dell’uso del carbone.
6 -Le trivelle (impianti di perforazione) non uccidono il turismo. La maggiore concentrazione di piattaforme in Italia si ha davanti alla riviera romagnola che storicamente è anche la zona con maggiori presenze turistiche; estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo dagli anni 60 ad oggi. Viceversa regioni senza” trivelle” e che si preoccupano tanto delle “trivelle” hanno spiagge fatiscenti, depuratori non funzionanti e discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali. Farebbero bene a preoccuparsi di quello.
7 -L’estrazione di gas dal mare adriatico non provoca terremoti, c’è un rapporto ufficiale ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambiente) che lo certifica. Chiunque afferma diversamente afferma il falso e non conosce la geologia del mare adriatico. Infatti nel nostro mare i sedimenti, sabbie ed argille, in seguito all’estrazione del gas, si deformano plasticamente, e la deformazione plastica è l’esatto opposto dei meccanismi di rottura dei terremoti. In tal caso sarebbe utile farsi spiegare cosa è una zona “Mineralizzata a Gas”; tutti si aspettano grandi caverne..in realtà si tratta di rocce calcaree nella cui porosità è intrappolato i gas (stesso dicasi per il petrolio).
8 – Un esito positivo del referendum avrebbe impatto devastante sull’economia di alcune regioni, nella sola emilia romagna 6000 persone perderebbero il lavoro in 2 anni.
9 – Tutti vogliamo un mondo più pulito, le rinnovabili sono il futuro, non ancora il presente, occorre un congruo periodo di transizione perché affondare il sistema gas oggi senza avere ancora una valida alternativa non è intelligente né da un punto di vista economico né per la tutela dell’ambiente.

Ultimo, ma non ultimo, il settore offshore italiano è una delle eccellenze in termini di esperienza, new know, occupazionale diretto e di indotto.

7 marzo alle ore 15:39
Paolo Ardizio
Concordo su tutta la linea!!! Purtroppo aizzar il popolo e cosa comune in Italia senza basi fondate

8 marzo alle ore 3:37
Sergio Sgro
Concordo su tutto ma non trovo corretto però che i monitoraggi dell’ ISPRA siano stati commissionati da ENI e quelli presi in esame dal Ministero della sanità (Greenpeace, WWF, ARCI, Legambiente ecc) boicottati.
Personalmente credo che la sicurezza venga prima di ogni cosa anche quando si parla di ambiente e salute dei cittadini. Ci dovrebbe essere un’onestà intellettuale da parte di tutti e tutte le parti coinvolte ad ammettere le cose come stanno realmente ed essere concordi nell’apportare modifiche eco-sostenibili i cui effetti non debbano ripercuotersi sulle generazioni future e
ne tanto meno in termini di occupazione. In un termine solo, mediare, cercando accordi da entrambe le parti. Ma invece no, siamo in Italia, ognuno fa le proprie indagini e ne trae le proprie conclusioni, tirando acqua al proprio mulino. E il dubbio su chi fidarsi alla fine fa fatica ad abbandonare molte persone. Certo è che a me personalmente viene da fare una considerazione.
In un Paese allo sbando totale come al nostro, dove niente funziona (disoccupazione, pressione fiscale, mala sanità, istruzione, gestione del territorio, inquinamento, politici sanguisughe e chi più ne ha più ne metta)dove la corruzione e la concussione con le varie criminalità organizzate e con lo stesso tessuto politico che dovrebbe tutelare i nostri diritti ed i nostri interessi, è all’ordine del giorno, speriamo che almeno l’estrazione delle nostre risorse
minerarie si possa fare in assoluta sicurezza per tutti, anche per noi che operiamo in questo settore e che nei fanghi di perforazione, tanto discussi, ci lavoriamo e che realmente non ci siano le sostanze cancerogene di cui parlano. Ma vi prego di riflettere sul nucleare, dove hanno fallito anche i giapponesi, e tenendo presente che, in Italia, non siamo in grado di gestire nemmeno una discarica di RSU (rifiuti solidi urbani) senza inquinare vaste area di territorio, falde acquifere, mare e riempire i cimiteri. Basta pensare alla nostra arretratezza, dove in un epoca in cui in altri paesi vendono i materiali provenienti dalla differenziata, noi stiamo ancora costruendo inceneritori e centrali a carbone. A mio avviso sarebbe, per noi, come giocare alla roulette russa…o come dare una 9×21 con caricatore bifilare ad un bambino di otto anni…il NUCLEARE!

8 marzo alle ore 7:42
Massimo D’Angelo
caro Giovanni Esentato a tal proposito ci sarebbe da imbastire un dibattito che riassumesse tutte le fasi di un processo di autolesionistica politica anti industriale della nostra povera patria, che ci ha condannati, in pochi anni, a crollare da posizioni di vertice nell’elenco dei paesi più industrializzati a uno dei più indebitati. L’indottrinamento ideologico sin dalle aule scolastiche, insieme ad un’informazione parimenti orientata, produce questo tipo di convinzione terroristicamente supportata dal rilancio di notizie catastrofistiche mal supportate da indagini statistiche irrilevanti dal punto di vista scientifico. Nessuno di questi personaggi (spesso operanti in strutture con statuti privatistici ma con ampio contributo pubblico) ha mai dato una risposta a questo interrogativo: se l’Italia a metà dell’800 contava circa 22milioni di abitanti con il 900 e quindi con il successivo boom industriale è riuscita a sostenere gli attuali 61milioni di cittadini, quale effetto si pensa
possa avere la distruzione del tessuto generatore di ricchezza su questo aspetto demografico? oppure si è così ingenui (per non dire altro) da credere che col turismo, le pizze e i tortellini manteniamo tutti coloro che saranno in esubero nelle industrie?

8 marzo alle ore 23:05
Giovanni Esentato
Ragazzi, tutto quel che scrivete… Ci sta…. Ma alle parole devono seguire fatti. Io ho bisogno di riferimento, di indirizzi email di responsabili delle commesse e della Sicurezza. Il resto sono belle parole. Ma solo belle parole.

8 marzo alle ore 9:13
Antonio Mastella
Sono d’accordo.. per quel che può valere!

8 marzo alle ore 22:57
Giovanni Esentato
Vale l’impegno che ci si mette.

8 marzo alle ore 22:59
Giovanni Esentato
Anto’…Il tuo parere è più che benvenuto. Io e te ed altri “abbiamo creduto” e fatto una battaglia di civiltà in una terra bella ma matrigna. Lo rifarei. Con una penna del tuo rango.

8 marzo alle ore 23:04
Antonio Mastella
E’ così. Un saluto fraterno