Intervista. Il nucleare costa troppo. Puntare su gas-geotermia

Rubbia: “Nucleare costa troppo puntare su mix gas-geotermia”
Alla vigilia del referendum sull’atomo, parla il premio Nobel: “Guai a ignorare la lezione di Fukushima”. Dal sottosuolo di Lazio, Toscana e Campania un potenziale pari a quattro impianti alimentati ad uranio


Intervista di Antonio Ciancullo a  Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica nel 1984 pubblicata su Repubblica del 10 giugno 2011


ROMA – “Fukushima ha rappresentato una grande sorpresa perché ha evidenziato uno scollamento tra le previsioni e i fatti. E’ stata una lezione ed è pericoloso non imparare dalle lezioni. Soprattutto per un paese come l’Italia che con il Giappone ha molti problemi in comune: non solo la sismicità  ma anche gli tsunami prodotti da un terremoto, come l’onda gigante che ha distrutto Messina nel 1908. E’ ragionevole fare una centrale atomica in Sicilia?

Carlo Rubbia, il Nobel che in Italia ha inventato il progetto pilota per il solare termodinamico, osserva il panorama energetico a tre mesi dall’inizio di un incidente nucleare che non si è ancora concluso.

Dopo Fukushima tutto il mondo s’interroga sul futuro del nucleare e paesi come la Germania e la Svizzera hanno deciso di uscire dal club dell’atomo. Il governo italiano invece vuole rientrare. Le sembra una buona scelta?

“Non si può rispondere con un sì o con un no. Bisogna esaminare i problemi partendo da una domanda fondamentale: quanti soldi ci vogliono e chi li mette. Si dice che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro. Ma senza calcolare gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l’arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci ma spendendo 7 miliardi di dollari, a Yucca Mountain”.

Insomma quanto costerebbe il piano italiano che punta ad arrivare al 25 per cento di elettricità  dall’atomo?

“Per raggiungere un obiettivo del genere, e o si raggiunge un obiettivo del genere oppure è inutile cominciare perché si hanno solo i problemi senza i vantaggi, serviranno una ventina di centrali e quindi possiamo immaginare un costo diretto che si aggira sui 100 miliardi di euro. Il punto, come dicevo, è chi li mette sul tavolo”.

In tutto il mondo i capitali privati tendono a tenersi lontani dal nucleare, li spaventa il rischio.

“Proprio così. Nei paesi che hanno scommesso sull’energia nucleare questa scelta è stata finanziata, in un modo o nell’altro, dallo Stato, spesso perché lo Stato era impegnato nella costruzione di bombe atomiche. Per questo le centrali francesi sono costate tre volte meno di quelle tedesche: buona parte degli investimenti strutturali erano a carico della force de frappe. Ora se in Italia ci sono – e sarebbe una novità  – privati interessati a investire in questo settore, bene: si facciano avanti. Altrimenti bisogna dire con onestà  che i soldi vanno presi dalle tasse”.

La Germania ha deciso di chiudere le centrali nucleari perché considera più conveniente investire nelle fonti rinnovabili. Condivide il giudizio?

“Io ho parlato a lungo proprio con le persone che hanno preso questa decisione.E’ stato un passo importante perché il futuro è là, ma bisogna tener presenti i tempi dell’operazione: le fonti rinnovabili per esprimere a pieno il loro potenziale, arrivando a sottrarre quote importanti ai combustibili fossili, hanno bisogno ancora di 10-15 anni. Quindi bisogna pensare a una transizione”.

Per questo il centrodestra italiano parla di nucleare.

“Non diciamo sciocchezze, una centrale nucleare approvata oggi sarebbe pronta tra 10-15 anni, alla fine del periodo di transizione. Noi abbiamo bisogno di impianti con un basso impatto ambientale e tempi di costruzione rapidi. Penso a un mix in cui l’aumento di efficienza gioca un ruolo importante, sole e vento crescono e c’è spazio per due fonti che possono produrre subito a costi bassi”.

Quali?

“Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità  di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c’è la geotermia che nel mondo già  oggi dà  un contributo pari a 5 centrali nucleari. L’Italia ha una potenzialità  straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest’area si può ottenere l’energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi”.

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