Recensione. 2001: Odissea nello spazio. Restaurato

2001: Odissea nello spazio. Il film restaurato


Questa →recensione di Lietta Tornabuoni è stata pubblicata in occasione del restauro del film su La Stampa, 2 Marzo 2001. Il testo qui riportato è pubblicato  su filmscoop.org


2001 – Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), che tra pochi giorni, nell’anniversario della morte del grande regista, torna nei cinema nella versione restaurata, è il film unico che ha segnato per sempre il cinema di fantascienza, condensandone e fissandone gli universi col suo stile imitato e inimitabile: il candore e la freddezza, la danza degli astri, la posizione del veicolo spaziale nell’oscurità sconfinata del sistema stellare,il modo di muoversi e la vita quotidiana degli astronauti, le porte autochiudentesi, i corridoi rotondi come l’anima di un enorme tubo bianco. L’iconografia fantascientifica non era mai stata così suggestiva e perfetta prima di “2001”, né lo sarebbe mai più stata dopo. L’arte di Kubrick ha poi saputo condensare l’ignoto e il sacro in un simbolo potente divenuto popolarissimo: il monolite nero (emblema di Dio, o d’una forza cosmica, o degli extraterrestri) appare come una minaccia e insieme come un segno di speranza nei diversi momenti dell’evoluzione umana. L’avventura spaziale si nutre del classico schema dell’apprendista stregone (l’uomo vuole dominare l’universo e crea una macchina, il cervello elettronico Hal 9000, che diventa sua nemica sino a dover essere eliminata); il viaggio nello spazio esterno diventa scoperta di se stessi. Il film è dominato da combinazioni di numeri: quattro episodi, quattro milioni di anni, quattro eroi (scimmia, scienziato, cervello elettronico, astronauta), quattro compositori per le musiche (Kachaturian, Ligeti, Johann Strauss, Richard Strauss), quattro anni per la realizzazione del film. La data 2001, raccontò Kubrick al suo biografo e critico francese Michel Ciment, è stata scelta per un gioco cerebrale: il 2001 è l’anno in cui Ray Bradbury colloca una parte delle sue Cronache marziane e in cui si svolge La Repubblica dei saggi di Arno Schmidt; è un andare oltre, un tempo incommensurabile. Per niente invecchiato nel passare di oltre trent’anni, tratto dal racconto La sentinella di Arthur C. Clarke, interpretato da Keir Dullea e Gary Lockwood, 2001- Odissea nello spazio mescola l’estrema razionalità scientifica e l’irrazionalità magica con un risultato meraviglioso.


File audio


Guida alla lettura

Questa recensione si sofferma meno sulla trama del racconto (sono passati trent’anni ed il film è stato visto con grande successo di pubblico), anche se non manca di ricordare al letto e le info essenziali (il nome del regista, il cosceneggiatore, che è l’autore del racconto da cui è tratto il film, i nomi degli interpreti principali, i nome dei musicisti). L’autrice dedica maggiore spazio alla sua valutazione del film, mettendo in evidenza il ruolo di archetipo, di master dell’immaginario dei film spaziali dei tre decenni successivi.

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