Relazione. La gerarchia per una corretta gestione dei rifiuti

La gerarchia per una corretta gestione dei rifiuti


Questa relazione sulla gerarchia dei rifiuti è stata pubblicata il 27 novembre 2013 sul sito dell’agenzia Cliclavoro insieme ad altri approfondimenti (Cosa sono i rifiuti, i comportamenti da adottare, la situazione italiana, la legislazione europea…).  È disponibile anche una bibliografia (e litografia e filmografia) sull’argomento.


La Direttiva 2008/98/CE introduce una importante distinzione tra le diverse soluzioni adottabili per il trattamento dei rifiuti, ordinandole per via gerarchica. Viene quindi stabilito un preciso ordine di priorità, a rimarcare che per il legislatore europeo non è equivalente applicare metodi che riducono i rifiuti alla fonte o avere individuato una serie di siti dove andare a interrare i rifiuti una volta raccolti, sia pure secondo tutti i criteri di legge e con tutte le attenzioni per l’ambiente.

Secondo questa logica, la prima e più importante azione per affrontare la questione degli scarti è non produrli! Operare per una riduzione del rifiuto alla fonte, grazie ad una sempre più profonda attenzione per il design dei manufatti, che devono essere concepiti in modo tale da consentire una facile separazione delle parti, per i materiali impiegati, che devono successivamente poter essere avviati al recupero ed al riuso, per gli imballaggi, che devono essere ridotti all’essenziale, pur continuando ad assolvere alla fondamentale funzione di protezione, conservazione e trasporto del prodotto, e costituiti anch’essi da materiali facilmente separabili, riutilizzabili, riciclabili o biodegradabili.

Al momento sono ancora pochi i prodotti che escono dalla fabbrica generando zero rifiuto alla fine del loro ciclo di vita. Per questo motivo, come secondo obiettivo e come opzione già residuale rispetto alla precedente, si deve agire per favorire il riutilizzo/riuso dei prodotti una volta esaurita la loro funzione principale, introducendo iniziative di refitting (ovvero di adattamento a nuovi impieghi) e di uso di seconda mano (ad esempio incentivando i mercati dell’usato) e di riutilizzo come materia prima in nuovi processi produttivi (le cosiddette “materie prime seconde”).

Anche il riutilizzo e il riuso sono attività ancora limitate a una piccola percentuale dei rifiuti prodotti. Mentre quindi si deve continuare a sostenere la diffusione di pratiche per allungare la vita dei prodotti, per affrontare la gran mole di scarti prodotti dalla nostra società dei consumo è necessario approntare una filiera che attraverso soluzioni organizzative (raccolta differenziata, sia essa stradale, porta a porta o a consegna) ed impiantistiche (isole ecologiche, centri di raccolta, piattaforme di lavorazione) agisca per la separazione dei diversi materiali in tipologie omogenee e ne consenta il riciclo in nuovi processi produttivi.

Questi tre “pioli” della scala gerarchica (riduzione, riutilizzo/riuso e riciclo) rappresentano le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo e, in quanto tali, devono essere promosse dagli Stati membri.

La Direttiva 2008/98/CE fissa per tutti gli Stati l’obiettivo in termini di recupero di materia (riutilizzo e riciclaggio) di almeno il 50% in termini di peso entro il 2020 come minimo per carta, metalli, plastica e vetro (di almeno il 70% per i rifiuti da costruzione e demolizione).

Mentre ci s’impegna per “una società europea del riciclaggio con un alto livello di efficienza delle risorse” attraverso una politica di progressiva minimizzazione dei rifiuti – un obiettivo rilanciato con grande successo dalla zero-waste strategy o “strategia rifiuti zero” – restano percorribili le due ultime ipotesi di trattamento: la prima è il recupero energetico dallo smaltimento dei rifiuti non riutilizzabili o riciclabili, attraverso soluzioni impiantistiche ad alta intensità di capitale quali i termovalorizzatori (ossia gli inceneritori a recupero di energia) o i processi pirolitici; l’ultima e residuale è lo smaltimento in discarica controllata, oggi ancora preminente in Italia, ma destinato a progressiva ed auspicabile scomparsa.

Nonostante sia ancora la destinazione del rifiuto solido urbano più diffusa in Italia e in buona parte d’Europa,l’interramento dei rifiuti in discarica rappresenta infatti un retaggio del passato.

Anche quando controllata (ovvero a norma di legge), la discarica comporta elevati costi ambientali in termini di occupazione di suolo, produzione di diossina e di gas clima-alteranti, nonché il rilascio di inquinanti nel suolo e nella falda acquifera (percolamento). Per questo motivo, dal punto di vista lavorativo il futuro della discarica appare poco promettente, mentre molto più interessante è tutto quello che succede a monte della discarica (considerato l’impegno che si deve profondere per arrivare a rifiuti zero).

Molto diverse le prospettive per chi di discariche si occuperà ma sotto il profilo della bonifica, attività che richiede competenze specifiche di alto profilo e che conoscerà presumibilmente un periodo di forte richiesta occupazionale, considerate le migliaia di discariche-siti contaminati che deturpano il Bel Paese e, parimenti, la crescente carenza di materie prime vergini che, tra qualche tempo, porterà a considerare almeno alcune delle attuali discariche come preziosi “depositi” di materie prime seconde (il cosiddetto urban mining).

Diverso è invece il discorso per i termovalorizzatori, impianti di trattamento dei rifiuti che grazie agli incentivi per la produzione di energia hanno conosciuto una grande diffusione nonostante le sempre più forti polemiche e proteste a cui sono soggetti da parte della opinione pubblica, soprattutto in Italia.

Il termovalorizzatore è un impianto che brucia i rifiuti recuperando dalla combustione ad alta temperatura (incenerimento) il calore necessario a produrre vapore, utilizzato direttamente (teleriscaldamento) o per generare energia elettrica. Se vicende politiche hanno portato agli onori della cronaca di recente l’impianto di Parma, il termovalorizzatore italiano più importante è senza dubbio quello di Brescia, proclamato nel 2006 “il migliore impianto del mondo” dal WTERT (Waste-to-Energy Research and Technology Council).

Il termovalorizzatore di Brescia brucia circa 750.000 tonnellate di rifiuti l’anno ed assicura la copertura di circa un terzo del fabbisogno di calore dell’intera città (1.100 GWh/anno). Per raggiungere questo risultato, tuttavia, è costretto a reperire quasi un terzo del “combustibile” da fuori provincia, alimentando così un traffico di rifiuti che sconfessa la logica della prossimità.

Sintesi
Il principio di gerarchia introdotto dall’Unione Europea prevede la messa in atto di una serie di iniziative per la gestione dei rifiuti che nel breve periodo – nella fase di “transizione” – possono essere considerate complementari, ma che nel lungo periodo vanno considerate alternative, con quelle più in alto nella scala da preferire a quelle più in basso, destinate con il tempo a scomparire:

  1. riduzione del rifiuto alla fonte, grazie ad una nuova e sempre più profonda attenzione per la progettazione e il design, l’ottimizzazione degli imballaggi, la scelta dei materiali impiegati nella produzione deibeni;
  2. riutilizzo/riuso dei prodotti una volta esaurita la loro funzione principale, attraverso il refitting, il recupero dei materiali, l’utilizzo di seconda mano;
  3. riciclo dei materiali che compongono i beni trasformati in rifiuto come materie prime seconde, grazie all’organizzazione di una filiera del riciclo e di fasi di separazione e raccolta differenziata;
  4. recupero energetico dallo smaltimento dei rifiuti non riutilizzabili o riciclabili, attraverso impianti tecnologici come biodigestori, termovalorizzatori e nuovi processi pirolitici;
  5.  smaltimento in discarica come ultima soluzione, destinata a scomparire in futuro o, quantomeno, a subire una forte riduzione.

Per saperne di più

  • Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 22.11.2008
  • European Environmental Agency, Managing municipal solid waste — a review of achievements in 32 European countries, 2/2013 (in inglese)
  • Massarutto A., I rifiuti, Bologna, Il Mulino (collana Farsi un’idea),
    2010

Per informazioni – infolafemme@italialavoro.it
servizi.prodottiformativi@italialavoro.it

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