Reportage. Vita nuova per il Mar Morto

Vita nuova per il Mar Morto. Viaggio in una delle regioni più ricche di tesori storici e religiosi, lungo le sponde del lago a rischio di catastrofe ambientale. La salvezza potrebbe arrivare dalla acque del Mar Rosso


Questo →reportage di Fernando Gentilini è pubblicato su La Stampa del 3 dicembre 2017


Sui rotoli di pergamena ritrovati nelle grotte di Qumran, nell’aprile del 1947, è stato detto quasi tutto. Però ascoltarne la storia nel loro tempio fa sempre un certo effetto. Avanzo assieme alla guida nella penombra, parlando sottovoce. Il rotolo di Isaia, il Codice di Aleppo, e poi i frammenti del Deuteronomio, la versione dei Settanta, gli Apocrifi e tutto il resto ci osservano dall’alto delle loro teche illuminate.

Per custodire i più antichi testi biblici in nostro possesso, risalenti al II secolo avanti Cristo, gli israeliani hanno realizzato un posto unico al mondo, pensato tutto per loro, con un tetto a forma di coperchio di giara proprio a simboleggiare il luogo e le circostanze in cui furono rinvenuti sulle rive del Mar Morto.

Il bacino dei record
Si chiama Santuario del Libro, ed è il fiore all’occhiello del Museo d’Israele a Gerusalemme. Conviene sempre iniziare il viaggio da queste pergamene, riconducibili alla setta degli Esseni, perché è attraverso esse che il Mar Morto inizia a svelarsi. Nulla gli rassomiglia più di questi frammenti in lingua ebraica, greca e aramaica: le sfumature ocra, la patina oleosa, il carattere segreto e imperscrutabile.

A confronto il museo di Qumran è un involucro vuoto. Anche perché le grotte del tesoro non sono visitabili e i resti della cittadella non riescono a emozionare. Per fortuna ci sono i silenzi del paesaggio biblico circostante e la distesa d’acqua immobile in cui si specchiano le rovine. Ma il mito degli Esseni non abita più qui, sopravvive grazie ai rotoli assenti.

Nei secoli lo hanno chiamato Mare Salato, Mare dell’Araba, Mare Pestilenziale, Mare del Diavolo, Mare di Lot, lago Asfaltico… Oggi viene chiamato comunemente Mar Morto, che però è un nome fuorviante, e non soltanto perché stiamo parlando di un lago.

Nelle sue acque mancano pesci, alghe, molluschi, e non c’è nulla di quel che vive negli altri mari. Eppure questo bacino da record (il più salato, il più basso, il più salutare…) si trova al centro di una delle regioni più vitali dell’intero pianeta, in termini storici, religiosi, persino naturalistici.

Per esempio, poco più a Sud di Qumran c’è Masada, sinonimo di fortezza inespugnabile. L’ingegno con cui fu costruita, documentato da Flavio Giuseppe, richiama migliaia di visitatori ogni anno: ma quel che colpisce di più, affacciati alla terrazza orientale, è la visione abbacinante della distesa salata sottostante, dove al tramonto si danno appuntamento i colori più psichedelici del pianeta: gialli, verdi, rossi, viola…

Oltre che ai poster di Rick Griffin o Martin Sharp, lo spettacolo fa pensare alle combustioni di catrame, sacchi e plastica di Alberto Burri. Solo che mentre lui bruciava tutto da sé, qui, a liquefare il paesaggio, ci pensa il sole implacabile, specialmente in estate, aiutato da vapori solfurei dal nome irripetibile, i quali a quanto pare si formano solo a 400 metri sotto il livello del mare.

Sodoma e Gomorra
A proposito di combustioni, c’è chi sostiene che Sodoma e Gomorra – secondo certi biblisti sorgevano proprio qui, sulla sponda meridionale del mare salato – furono incendiate da gas tellurici e scosse elettriche. A me, in verità, piace di più il racconto biblico, con la pioggia di zolfo e i lapilli di fuoco. Anche perché nella storia di Lot c’è una delle immagini più emblematiche dell’Antico Testamento: la sua sposa che durante la fuga da Sodoma si volta indietro, disobbedendo, e che all’istante diventa una statua di sale.

Il passaggio dalla Bibbia al Vangelo può dare sollievo, perché al Dio della collera e della vendetta si sostituisce quello dell’amore e della compassione. A spostarsi dalla sponda meridionale a quella settentrionale del Mar Morto si prova un po’ la stessa cosa, perché i paesaggi di Gesù, rispetto a quelli cataclismatici di Lot, sono dolci e profumati.

È il caso del fiume Giordano, nonostante ci sia così poca acqua nel suo letto che la prima volta sul ponte di Allenby neanche mi accorsi che lo stavo attraversando; e anche della sua riva occidentale, in direzione di Gerico, che è un trionfo di palme, limonaie e rivoli d’acqua fresca. Invece la città più antica del mondo è ancora in bilico tra Vecchio e Nuovo Testamento: tra il grido di guerra di Giosuè, e le preghiere di Gesù prima della salita a Gerusalemme.

L’errore della sposa di Lot
All’inizio dell’era cristiana, come dimostrano le ancore di legno ritrovate a Ein Gedi, il Mar Morto si trovava al centro delle rotte del sale e dell’olio di cachi. La sua fortuna era iniziata al tempo dei Natabei, che ne commerciavano il bitume. E sarebbe continuata in epoca bizantina e omayyade, come testimoniano due mosaici imperdibili a pochi chilometri di distanza uno dall’altro. In quello conosciuto come mappa di Madaba, del VI secolo, i bizantini raffigurarono navi che solcano il Mar Morto. Mentre in quelli nel palazzo di Hisham, risalenti al secolo VIII, gli omayyadi celebrarono un albero della vita dalla bellezza scandalosa.

I tesori intorno al Mar Morto non dovrebbero distrarci dalla catastrofe ambientale incombente. Perché, con otto milioni di metri cubi d’acqua che evaporano ogni giorno e l’unico immissario ridotto a un rigagnolo o poco più, è evidente il rischio di un bacino che pian piano si svuota.

La soluzione potrebbe arrivare dal Red Sea-Dead Sea, un progetto di desalinizzazione nel Mar Rosso concepito per raggiungere due grandi obiettivi regionali: ottenere acqua potabile per le popolazioni giordane e rimpinguare il bacino del Mar Morto con la salamoia residua.

La comunità internazionale ci crede, anche perché sono iniziative come questa a poter rilanciare la cooperazione in Medio Oriente. Ma la cosa più importante è che ci credano anche i diretti interessati, cioè israeliani, giordani e palestinesi.
C’è bisogno di una mobilitazione generale per salvare questo meraviglioso mare di sale; e occorrerebbe essere certi che una volta imboccata la strada giusta a nessuno salti in mente di ripensarci. Voltarsi indietro dopo esser partiti, come insegna la sposa di Lot, sarebbe un errore imperdonabile.