Romanzo. Stalingrado 1942

Stalingrado 1942


Brano tratto dal →romanzo di Vasilij Grossman, Vita e Destino, Adelphi, Milano, 2008, parte prima, cap. 9


Era una notte fonda quando il generale Krylov si stese sulla branda  del suo bunker. Aveva un martello in testa e un buco in gola per le decine di sigarette fumate. Si passò la lingua sul palato asciutto e si voltò verso il muro. La sonnolenza gli confondeva i ricordi, e nella sua mente le battaglie di Odessa e Sebastopoli, le grida della fanteria rumena all’attaco, i cortili lastricati e coperti d’edera di Odessa e la bellezza marinara di Sebastopoli erano un unico groviglio.

Immaginò di essere di nuovo a Sebastopoli, al comando e nella nebbia del sonno vide brillare il pince-nez del generale Petrov; poi migliaia di schegge accesero quelle lenti, il mare sussultò e la polvere grigia degli scogli spaccati dai proiettili tedeschi  schizzò sopra le teste di marinai e soldati, levandosi alta sul monte Sapun.

Poi toccò allo sciabordio impassibile dell’onda contro il bordo dello scafo e alla voce rozza del sommergibilista: “Salta!”. Krylov pensò di essersi tuffato, invece il suo piede toccò il fusto del sommergibile … Un ultimo sguardo a Sebastopoli, alle stelle nel cielo, agli incendi sulla riva …

Krylov si assopì. Ma la guerra non gli dava requie nemmeno in sogno. Il sommergibile era diretto a Novorossijsk … Krylov stringeva sé le gambe intorpidite, aveva il petto e la schiena coperti di sudore, il rombo del motore gli martellava le tempie.

All’improvviso il motore si spense e il sommergibile si posò delicatamente sul fondo. Il caldo divenne insopportabile, la volta di metallo lo schiacciava …

Prima sentì molte voci che urlavano tutte insieme, poi arrivò l’acqua: era esplosa una bomba di profondità e l’onda lo aveva tirato giù dalla cuccetta. Krylov aprì gli occhi: era circondato dalle fiamme, e accanto alla porta spalancata del rifugio un fiume di fuoco correva verso il Volga tra le urla degli  uomini e il crepitare delle mitraglie.

“Il cappotto, copriti la testa col cappotto!” gli strillò un soldato che non conosceva porgendogliene uno, Ma Krylov lo scostò urlando:” Chi comanda, qui?”

E all’improvviso capì: i tedeschi avevano incendiato i serbatoi e il petrolio in fiamme si stava riversando nel Volga.

1806total visits,1visits today