Saggio. In viaggio verso altre stelle

In viaggio verso altre stelle. Astronautica del lontano futuro. Ardite ipotesi per uscire dal Sistema solare


Questo→ saggio di Giancarlo Genta è stato pubblicato su La Stampa del 24 giugno 1994 ed è leggibile nell’archivio del CERN Document Server.


La fantascienza ci ha abituati all’idea dei viaggi interstellari. Ma sono pure fantasie o in un futuro più o meno lontano l’uomo potrà davvero uscire dal Sistema solare?

Gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di questo sogno sono molti, ma due sono particolarmente ardui: uno, di carattere teorico, è costituito da quel limite di velocità cosmico che è la velocità della luce; l’altro, eminentemente pratico, dall’enorme quantità di energia necessaria per ottenere le velocità necessarie per raggiungere le stelle più vicine in tempi che non siano di millenni. Le distanze che separano le stelle sono enormi: la stella più vicina a noi è la stella tripla Alfa Centauri, che dista da noi 4,3 anni luce, circa 41.000 miliardi di chilometri. Rappresentando il Sole con una pallina dal diametro di 1 centimetro al centro di un campo di calcio, la Terra sarebbe una punta di spillo di 0,1 millimetri di diametro a un metro di distanza. L’orbita di Plutone starebbe quasi esattamente tra le due porte e Alfa Centauri si troverebbe a 292 chilometri di distanza.

La sonda Voyager 1, che ha lasciato il Sistema solare alla velocità di 3,5 km/s, raggiungerà una distanza di 4,4 anni luce tra 273.000 anni. Dato che la teoria della relatività ci assicura non solo che nessun oggetto materiale può superare la velocità della luce, ma che tale limite vale anche per qualsiasi mezzo di trasmissione dell’informazione, il tempo minimo di volo teoricamente possibile verso una qualsiasi destinazione espresso in anni è quindi pari alla distanza in anni luce. Ma questo non è tutto. Anche se la velocità della luce sembra tutto sommato insufficiente per un viaggio così lungo, essa è spaventosamente elevata, e per accelerare qualsiasi oggetto a velocità anche molto minori occorrono quantità enormi di energia. Per lanciare una sonda di soli 100 chilogrammi verso Alfa Centauri a una velocità pari a un terzo della velocità della luce occorrerebbe una quantità di energia molto superiore a quella consumata in un anno da un Paese industrializzato come l’Italia. E la durata della missione sarebbe di circa 13 anni, ai quali vanno aggiunti altri 4,4 anni per permettere ai segnali radio della sonda di raggiungere il Sistema solare.

Questi dati hanno portato molti a esprimere dubbi sulla possibilità che l’uomo possa mai varcare le grandi distanze interstellari, di persona o con i suoi robot. Ma la storia della tecnologia ci mostra che la disponibilità di energia è cresciuta in maniera tale che la maggior parte delle nostre attuali tecnologie sarebbero sembrate impossibili nel passato per lo stesso motivo: ad esempio la potenza meccanica installata in Inghilterra al tempo di Guglielmo il Conquistatore può essere valutata in circa 17 MW, poco più di un decimo della potenza di un Boeing 747. Già oggi si studiano sistemi di propulsione che permettano di avvicinarsi quanto più possibile alla velocità della luce e, anche se non è possibile prevedere la loro realizzazione a breve termine, gli studi teorici sono ben avviati. Per lo stesso limite di velocità costituito dalla velocità della luce esistono idee scientificamente ben fondate su come forse si potrebbe aggirarlo.

L’uomo quindi potrà uscire dal Sistema solare, ma si tratta solamente di una prospettiva per un lontano futuro? Certamente sì, se con ciò si intende inviare sonde verso altre stelle, e per un futuro ancora più lontano (ammesso che sia mai possibile) se si pensa di viaggiare verso lontanissime destinazioni come nella fantascienza.

Ma esistono molte mete ai confini del Sistema solare o nelle parti più vicine dello spazio interstellare che si può pensare di raggiungere in un futuro più vicino, a cominciare dal pianeta Plutone, verso il quale la Nasa sta preparando una missione automatica. Altri obiettivi importanti sono la Fascia di Kuiper, una zona oltre l’orbita di Nettuno in cui esistono molti grandi asteroidi, l’eliopausa, zona di confine tra la rarefattissima materia interstellare e il Sistema solare, e la linea focale della lente gravitazionale del Sole, cioè quella zona in cui il Sole fa convergere i raggi luminosi e le radioonde a causa della sua massa, come fanno le lenti nell’ottica classica. E più lontano ancora vi è la nube di Oort, la zona dove si formerebbero, in base a teorie generalmente accettate, le comete.

L’Accademia Internazionale di Astronautica ha istituito da una ventina di anni un comitato per l’esplorazione dello spazio interstellare (Isec), con lo scopo di approfondire le tematiche relative all’esplorazione ai limiti del Sistema solare e oltre. Dal 1996 l’Isec tiene un convegno biennale, organizzato dall’Accademia di Astronautica e dal Politecnico di Torino. Dal 29 giugno al 1 luglio una cinquantina di studiosi appartenenti a centri di ricerca, Università e aziende si ritroveranno alla Biblioteca Regionale di Aosta per discutere i vari aspetti di queste esplorazioni ai limiti delle possibilità umane e per proporre missioni che possano aprire all’uomo più lontane frontiere.