Social Media. La nave Diciotti

La nave Diciotti. Il Regolamento di Dublino e la politica del governo italiano.


Due post, cioè due interventi di Alessio De Pascali, pubblicati su Facebook il 24  e il 28 agosto. Sono un esempio di come si possa usare un social media per esporre un problema e per darne un’interpretazione, si tratta dunque di un testo argomentativo.


Sono due anni, ormai, che studio il Sistema Comune di Asilo Europeo. Trattandosi di una materia complicatissima, e legata a filo stretto al tema dell’immigrazione e del diritto del mare (materie ancora più ostiche) ho visto negli ultimi tempi autorevoli professori dire egregie fesserie ogni volta che si avventuravano, anche cautamente, in un ambito che conoscevano un po’ meno bene. Provo quindi a dire qualcosa a metà tra il politico e il tecnico su una questione ancora più generale della #Diciotti, e se mi scappa qualche fesseria vi prego di farmelo notare.

Allora: il ministro dell’Interno – con la copertura del governo tutto- sta impedendo lo sbarco di circa 150 persone salvate dalla Guardia Costiera. Sorvolo sulle motivazioni. Il presidente del consiglio scrive che l’Europa deve “battere un colpo” e “intervenire per operare la redistribuzione dei migranti” a bordo della nave. 

La stessa cosa aveva chiesto dopo il recente sbarco del 16 luglio: allora 6 paesi europei si erano offerti di ricollocare parte dei richiedenti asilo – non è chiaro però secondo quale procedura, tanto che secondo il PdC ad oggi “solo la Francia ha onorato l’impegno”. 

Ora, è chiaro che gridare all’”emergenza sbarchi” – come fa il PdC –e fare il giro delle cancellerie europee chiedendo per via diplomatica un aiuto per la ricollocazione DOPO OGNI SINGOLO SBARCO è una pratica politicamente insostenibile. [Anche perché gli altri governi sanno benissimo che in Italia non esiste oggi alcuna emergenza sbarchi, dato che sono in calo dell’80,09% rispetto al 2017].

Si dovrebbe dunque trovare una soluzione definitiva al problema della mancanza di una “equa ripartizione di responsabilità” e di “solidarietà” (Art. 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue) tra gli Stati Membri sul tema della protezione internazionale. Questa soluzione ha un nome e un cognome: si chiama riforma del Regolamento di Dublino.

Il regolamento di Dublino ha il fine di individuare lo Stato Membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale; in molti casi, si tratta del paese di primo arrivo. Questa norma è chiaramente sfavorevole ai paesi che presidiano i confini esterni dell’UE, tra cui l’Italia. D’altronde, dopo l’aumento dei flussi migratori iniziato nel 2014, i paesi di frontiera, per convenienza o necessità, hanno spesso disapplicato norme connesse al Regolamento di Dublino: prima dell’introduzione degli hotspot, ad esempio, l’Italia non registrava circa la metà dei migranti sbarcati, permettendo loro di chiedere asilo per la prima volta oltralpe.

In generale, oltre ad essere iniquo e ad essere inadatto a situazioni di flussi ingenti (“good weather law” lo definiva uno studioso), il Regolamento di Dublino è inefficiente e funziona malissimo. Insomma: va riformato. E, sorpresa, dal 2016 l’Unione Europea sta lavorando proprio per fare questo.

Il 4 maggio 2016 la Commissione Europea, che ha il potere di iniziativa legislativa, presenta una proposta di riforma del regolamento di Dublino con uno sviluppo positivo per l’Italia: l’introduzione di un meccanismo di ricollocazione AUTOMATICA di richiedenti asilo nel caso uno Stato si trovi a doverne accogliere un numero sproporzionato. Rimane però la preponderanza di fatto del criterio del paese di primo arrivo, penalizzante per l’Italia.

Ora, come saprete, in UE ci sono due co-legislatori: il Parlamento, organo “sovranazionale” direttamente eletto che rappresenta i cittadini europei, e il Consiglio dell’UE – organo “intergovernativo” ove seggono i rappresentanti dei governi degli Stati Membri. 

Bene: il Parlamento europeo riceve la proposta della Commissione e, nel novembre 2017, la modifica approvando una Posizione rivoluzionaria, che supera il criterio del Paese di primo arrivo e impone un meccanismo PERMANENTE E AUTOMATICO di ricollocazione. Per prima cosa si controlla se il richiedente asilo ha un “collegamento genuino” con un Paese UE; se ciò non accade, al richiedente asilo viene permesso di scegliere tra i quattro paesi che stanno ospitando in quel momento la percentuale Più BASSA di richiedenti asilo rispetto alla loro popolazione e al loro PIL. Se alcuni Stati (tipo quelli del gruppo di Visegrad: Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca) rifiutano di accogliere la loro quota, il Parlamento propone multe e tagli a fondi europei. 

Una proposta giusta, coraggiosa, lungimirante – e molto vantaggiosa per l’Italia. A portarla avanti (come shadow rapporteur di S&D) c’è stata anche l’europarlamentare italiana Elly Schlein. La Posizione passa nella Commissione LIBE del Parlamento con 43 voti favorevoli e 16 voti contrari. Tra i voti contrari quelli di M5S e Lega.

E qui c’è il primo mistero: perché Lega e M5S hanno votato contro una proposta di riforma di Dublino molto, molto favorevole all’Italia?

E poi: perché Lega e M5S, che ora fanno il giro delle cancellerie europee per elemosinare qualche ricollocazione per via diplomatica DOPO OGNI SINGOLO SBARCO, hanno votato l’anno scorso contro un meccanismo PERMANENTE e AUTOMATICO di ricollocazione che superava il criterio del Paese di primo ingresso?

E ancora: perché il governo italiano non appoggia nel Consiglio la Posizione rivoluzionaria del Parlamento europeo? Perché ha accettato (nelle Conclusioni del Consiglio Europeo dello scorso giugno) di firmare un impegno politico a cercare l’unanimità (“consensus”) per la riforma di Dublino – quando la maggioranza qualificata è più che sufficiente alla luce dei Trattati? Perché si è alleato nel Consiglio con i Paesi di Visegrad, che hanno interessi radicalmente opposti ai nostri, si oppongono alla riforma di Dublino e si sono rifiutati di effettuare le ricollocazioni obbligatorie dall’Italia e dalla Grecia previste da due decisioni del Consiglio del 2015?

Ora, a meno di imprevedibili e rivoluzionari sviluppi sui vaghi concetti di “controlled centers” e “regional disembarkation platforms” introdotti dal Consiglio Europeo di giugno, io a queste domande vedo solo tre risposte:

1) Non so / non ho capito qualcosa io
2) Non sanno / non hanno capito qualcosa loro
3) Ilva, TAP, TAV, IVA, xylella, condono, spread, debito, aste BOT, Fornero, flat tax, reddito di cittadinanza sono cazzi amari e chiedono decisioni (o rinunce) che fanno perdere consenso. Cosa c’è di meglio allora, per occupare le scena, che gridare alla “emergenza sbarchi” e alla “Europa che dorme e non fa la sua parte” ogni volta che una nave si avvicina alle nostre coste?

=================================================
28 agosto 2018

Ciao!
Forse per qualche capriccio dell’algoritmo di Facebook, il post che ho scritto qualche giorno fa su Diciotti e ricollocazioni è stato condiviso da una gigantesca platea di persone. Mi permetto dunque di scrivere un altro post con alcune riflessioni supplementari, ma notate bene: il rischio di dire fesserie vale sempre.

1) Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno interagito con il post. A molte persone che hanno fatto domande ho provato a rispondere. A tantissime domande non ho avuto il tempo di rispondere; per alcune, purtroppo, non ho una risposta semplice, oppure non ho una risposta *tout court*. Ai tanti che hanno chiesto le fonti: vi stimo e vi tengo per fratelli. Avete perfettamente ragione. Da oggi potete trovare una versione di quel post zeppa di fonti gentilmente ospitata su Strade [1 – link in fondo al post!]

2) In diversi hanno provato a rispondere ad almeno una domanda del post: “perché il M5S ha votato contro una proposta di riforma di Dublino molto, molto favorevole all’Italia”? Il senatore M5S Iunio Valerio Romano – che ringrazio anche della arguta nota – ha postato insieme ad altri un autorevole commento dell’europarlamentare M5S Laura Ferrara, che ha votato no alla riforma nella Commissione LIBE. Ferrara (la quale, oltre ad avere un dottorato di ricerca in teoria e storia dei diritti umani, è anche Rapporteur per la riforma di un altro atto legislativo collegato a Dublino) allega una interessante ricostruzione “tecnica” dei motivi che l’hanno spinta a votare no. Consiglio a chi voglia farsi una idea più approfondita la lettura del testo [2], con l’avvertimento che distinguere – ad esempio – tra “admissibility check” (proposta della Commissione Europea) e “prima facie examination” (nel testo del Parlamento) è cosa particolarmente ardua e praticamente impossibile da chiarire su Facebook. Forse il modo più semplice per superare lo scoglio delle questioni tecniche è quello di offrirvele anche da un’altra prospettiva: quella altrettanto autorevole della europarlamentare S&D italiana Elly Schlein [3] [Edit: Elly Schlein ha anche risposto a questo post con alcune controdeduzioni estremamente chiare e precise: scrollate nei commenti per leggerla].

3) È interessante notare come alla ricostruzione “tecnica” Ferrara faccia precedere una motivazione “politica” per giustificare il voto negativo: “volevamo di più”, “volevamo puntare in alto e non accontentarci dei piccoli passi che, ahinoi, sembrano essere la prassi della politica dell’Unione”. Il testo non sarebbe dunque “forte e ambizioso abbastanza” per il M5S. La posizione è assolutamente legittima. Tuttavia, io continuo a rimanere perplesso: secondo me, questo è uno di quei casi in cui “il meglio è nemico del bene”. Ho visto la conferenza stampa di presentazione della Posizione [4] e continuo a pensare che essa sia niente meno che rivoluzionaria e molto, molto migliorativa delle condizioni per l’Italia. È frutto di due anni di intenso lavoro da parte di parlamentari di ogni gruppo e nazionalità. È stata votata grazie ad un accordo trasversale tra sinistra (GUE), verdi, centrosinistra (S&D), centristi (ALDE) e centrodestra (PPE). Insomma, mi pare un compromesso molto avanzato tra diritti e doveri dei richiedenti asilo, solidarietà e responsabilità. Francesco Maiani, un importante studioso del Regolamento di Dublino, il quale è su molti punti critico ed è infine dubbioso sulla possibilità che il sistema funzioni nella prassi, l’ha cionondimeno definita “la proposta ufficiale più audace mai presentata per la riforma della ripartizione delle responsabilità” [5]. Benissimo volere ancora di più, però mi chiedo: il perdurare del Regolamento di Dublino nella sua presente forma, nell’attesa di una svolta messianica in Parlamento e di una miracolosa conversione sulla strada di Damasco del Consiglio, non è contrario agli interessi dell’Italia?

4) Il fatto che il Parlamento Europeo abbia approvato una posizione rivoluzionaria e che il Consiglio UE sia bloccato da mesi su posizioni estremamente restrittive, conservatrici e contrarie allo spirito di solidarietà chiesto dall’Italia dimostra una cosa a cui tengo molto. Il Presidente del Consiglio credo semplifichi un po’ troppo quando scrive su Facebook che “l’Europa non è riuscita a battere un colpo”. IL PARLAMENTO EUROPEO L’HA BATTUTO ECCOME, IL COLPO, in rappresentanza di tutti i cittadini europei che chiedono concretezza, solidarietà, coraggio. Sono invece i governi degli Stati Membri, che siedono in Consiglio e bloccano la riforma, a rimanere colpevolmente muti.

5) E anche qui, i governi degli Stati Membri non sono tutti uguali. Ritornando al post precedente, tutte le domande sulla strategia italiana in Consiglio rimangono eluse. Per completare la riforma di Dublino serve una votazione a maggioranza qualificata (55% degli Stati che rappresentino il 65% della popolazione) in Consiglio. Se, a mali estremi, non si riesce a trovare un comunque preferibile “consensus”, il voto dei Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) non è necessario.

6) Ecco allora che io questo nascente asse Italia-Visegrad proprio non riesco a spiegarmelo. Le iniziative diplomatiche in questo senso continuano ad accelerare: oggi il presidente del consiglio incontrerà a Roma il primo ministro ceco e il ministro degli interni incontrerà a Milano il primo ministro ungherese Orbàn [6]. Nelle more di riscontri su questi incontri, vi fornisco qualche informazione sul comportamento dell’Ungheria verso l’Italia: 

a. In Consiglio, l’Ungheria appoggia una versione di Dublino fortemente restrittiva e sfavorevole ai paesi di primo ingresso. “Noi ci opporremo a ogni proposta che stabilisca, sia direttamente che indirettamente, quote o meccanismi di ridistribuzione”, ha dichiarato il 15 febbraio 2018 il ministro degli esteri Szijjártó [7].

b. Il 24 agosto scorso, Szijjártó era alla Farnesina; il ministro degli esteri italiano gli ha chiesto di accogliere parte dei migranti della Diciotti; Szijjártó, che ha parlato di notevole identità di vedute tra Italia e Unghieria sulle politiche migratorie, si è tuttavia recisamente rifiutato [8].

c. Quando il Consiglio UE nel settembre 2015 ha deciso – in via eccezionale e per due anni – la ricollocazione di richiedenti asilo siriani ed eritrei dall’Italia e dalla Grecia verso gli altri paesi europei (totale ricollocazioni: 34558 su target 160mila) [9], l’Ungheria è venuta completamente meno ai suoi obblighi giuridici e, insieme alla Polonia, non ha ricollocato NEMMENO UN ERITREO O UN SIRIANO proveniente dalla Grecia o dall’Italia [10]. 

d. A causa della violazione di questo obbligo sulla ricollocazione, la Corte di Giustizia UE ha aperto una grave procedura di infrazione contro Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca [11].

7) Alla luce di quanto sopra detto, si torna alla domanda: in definitiva, qual è la strategia del governo italiano in Consiglio? La riforma del Regolamento di Dublino con ricollocazioni automatiche è ancora una priorità? Se sì, perché si cerca una “relazione speciale” con l’Ungheria, che non vuole una vera riforma di Dublino ed ha dimostrato di infischiarsene dei suoi obblighi di solidarietà verso l’Italia?

———————————————————–

Fonti

[1] https://www.stradeonline.it/…/3631-diciotti-e-ricollocazion…
[2] http://www.ferraralaura.eu/regolamento-di-dublino/ 
[3]https://www.ellyschlein.it/riforma-di-dublino-il-parlamento…
[4] Presenti Schlein, Mussolini e Ferrara: https://www.youtube.com/watch?v=eyiPsAldyUo
[5]http://eumigrationlawblog.eu/the-report-of-the-european-pa…/
[6] http://www.ansa.it/…/migranti-oggi-a-milano-incontro-salvin…
[7] http://www.kormany.hu/…/there-are-15-million-internal-refug… 
[8] http://www.ansa.it/…/farnesina-no-di-budapest-sulla-diciott…
[9] http://publications.europa.eu/…/img/Executive-Summary_IT.pdf. Nota: dire “siriani ed eritrei” è una semplificazione abbastanza accurata. Le Decisioni del Consiglio 2015/1523 e 2015/1601 (i cui effetti sono ad oggi terminati) prevedevano che ad avere diritto alla ricollocazione eccezionale, dal settembre 2015 al settembre 2017, fossero richiedenti asilo di nazionalità che avessero alte probabilità (+75%) di accedere con successo alla protezione internazionale. Questo criterio vale solo per queste decisioni e non c’entra nulla con le ricollocazioni automatiche proposte dal Parlamento europeo. Sui motivi della divergenza tra trasferimenti e target la questione è complessa e non la so davvero semplificare. La Commissione sostiene in sostanza che nel 2015 si sia sovrastimato il numero di persone che potevano accedere al programma – anche perché poi sono intervenute politiche di esternalizzazione come l’accordo con la Turchia e le politiche in Libia- e che la quasi totalità delle persone idonee e registrate per la ricollocazione siano state trasferite. 
[10] https://ec.europa.eu/…/do…/state_of_play_-_relocation_en.pdf
[11] http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-5002_en.pdf

===========================================

I commenti a questi due post sono stati  per il primo (al momento) 760 con più di 9.000 condivisioni

Se volete leggere i commenti cliccate sulla pagina di Alessio De Pascali

167total visits,2visits today