L’incubo delle armi tattiche

L’incubo delle armi tattiche. Una spiegazione chiara e sintetica di cosa siano le armi nucleari tattiche. Immaginate che l’ipocentro di una bomba nucleare sia pure “tattica” sia sopra casa vostra… una piccola lapide a Hiroshima in Ore-Machi segnala l’ipocentro di una bomba molto meno potente di quelle che potrebbero esplodere oggi. In un articolo divulgativo il professor Piero Martin dell’Università di Padova spiega che differenza c’è tra armi tattiche e strategiche. Identico il principio fisico su cui si basano, gli ordigni tattici sono usati con modalità diverse da quelli strategici, sono anche meno potenti, ma distruttivi sempre più della bomba di Hiroshima. Le armi tattiche sono un incubo. Non possiamo abituarci alla follia della guerra!

L’articolo è pubblicato su La Stampa-TuttoScienze del 5 ottobre 2022. Su ItalianaContemporanea il testo è rubricato nella pagina Scienza (e nemici sui). È di 954 parole. Tempo di lettura 4-5 minuti


Tra i tanti luoghi simbolo di Hiroshima uno che mi ha profondamente colpito è un piccolo memoriale, una lapide che facilmente scompare all’attenzione in Ote-machi, una strada laterale del centro cittadino. Essa marca il cosiddetto ipocentro, ovvero il punto sopra il quale, a circa 600 metri di quota, esplose la bomba atomica che scatenò la distruzione sulla città giapponese. Fermandosi ad osservarlo, vien spontaneo alzare gli occhi ed immaginare il rombo di un aereo, un puntino che scende dal cielo, e il blu di una mattina d’agosto trasformarsi d’improvviso in una bolla infernale. Quell’aereo si chiamava Enola Gay ed era un gigantesco bombardiere, e quel puntino era Little Boy, una bomba atomica del peso di quattro tonnellate e lunga tre metri. La bomba rilasciò una potenza distruttiva pari a circa 16 mila tonnellate di tritolo e uccise istantaneamente e nei mesi successivi circa 140 mila persone.

Oggi un piccolo missile che pesa la metà di Little Boy, come il russo 3M-54 Kalibr, può essere lanciato da una nave, un aereo o da un sommergibile e portare a destinazione un ordigno nucleare più potente di quelli che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki. Un ordigno che viene definito come tattico, per differenziarlo da quelli cosiddetti strategici.

Le bombe atomiche tattiche si basano sullo stesso principio di quelle strategiche, ovvero una combinazione di reazioni nucleari che liberano in brevissimo tempo un’enorme quantità di energia. Nella detonazione di un esplosivo convenzionale, come ad esempio il tritolo, l’energia liberata deriva da reazioni chimiche, che riarrangiano le molecole coinvolte. I legami che tengono insieme gli atomi in una molecola sono – in termini energetici – assai più deboli di quelli che uniscono i componenti dei nuclei, protoni e neutroni. Possiamo facilmente liberare energia termica da una reazione chimica di combustione, sfregando un fiammifero su una superficie ruvida, ma rompere i lacci che tengono assieme un nucleo è molto più difficile. Se lo si fa contemporaneamente su un grande numero di nuclei l’energia liberata è gigantesca, ed è ciò che accade nelle bombe. La bomba di Hiroshima conteneva una sessantina di chilogrammi di uranio e produsse un’esplosione equivalente a quella di 16 milioni di chili di tritolo (e nonostante la sua oscena forza distruttiva fu inefficiente e non utilizzò che una parte minima di quell’uranio).

La classificazione di un ordigno come “tattico” o “strategico” ha a che fare con il suo utilizzo. Le armi nucleari strategiche sono a lungo raggio e sono progettate per attaccare installazioni militari, industriali, logistiche, o addirittura intere città, direttamente nel territorio di un avversario. Esse sono lanciate con missili a lungo raggio. Le armi nucleari tattiche sono invece pensate per l’uso sul campo di battaglia – e quindi in regioni ove sono presenti anche truppe del Paese che li utilizza. Hanno una portata più breve rispetto a quelle strategiche, ma non necessariamente una potenza minore. Oggi, infatti, la maggior parte delle testate nucleari ha una potenza variabile, che può essere impostata prima del lancio senza dover modificare l’ordigno. L’energia può variare da frazioni di chilotone (un chilotone corrisponde all’energia liberata da mille tonnellate di tritolo) a multipli di megatone. Per fare un esempio la bomba statunitense denominata B61 – pare presente in varie basi Nato europee, tra le quali quella di Aviano – rilascia un’energia che si dice possa essere variata tra una frazione di chilotone fino a circa 300 chilotoni. In confronto, la bomba di Hiroshima era di circa 16 chilotoni.

Il sito della Arms Control Association stima che nel mondo ci siano oggi circa 13 mila testate nucleari, il 90% dei quali appartiene a Russia e Stati Uniti. Di queste bombe circa 3700 sono pronte all’uso su missili o aerei e possono quindi essere lanciate nel giro di minuti. Un rapporto del Congressional Research Service americano stima che gli Usa posseggano circa 230 testate nucleari non strategiche, mentre la Russia un numero compreso tra 1000 e 2 mila.

Sin dall’inizio della guerra in Ucraina si è paventato il rischio che la Russia potesse decidere di usare un’arma nucleare tattica. In questi giorni la questione è tornata di attualità, in un mondo dove i rapporti tra le potenze nucleari sono molto cambiati. L’equilibrio del terrore che per decenni ha regolato le relazioni militari tra Usa e Urss si basava sulla deterrenza, ovvero sul fatto che il lancio di un ordigno atomico strategico avrebbe immediatamente significato una reazione che avrebbe portato alla distruzione di entrambi i contendenti (e di gran parte del mondo). Rendere le armi nucleari più piccole e più precise nel colpire il bersaglio ha, paradossalmente, reso il loro utilizzo più plausibile e il mondo meno sicuro. Il rischio, oggi, è che la Russia potrebbe essere tentata di utilizzare l’arma nucleare in Ucraina per capovolgere le sorti del conflitto e mettere sotto scacco l’Occidente, immaginando che ciò non comporti necessariamente un’escalation verso un conflitto nucleare globale, ovvero che Stati Uniti e Europa non metterebbero in pericolo le loro città per rispondere con una rappresaglia.

Ma una bomba tattica, per quanto piccola, rimane una bomba nucleare. Le sue conseguenze sono comunque devastanti e, se si inizia, l’apocalisse è dietro l’angolo. Nel sito nuclearsecrecy.com/nukemap/ si può trovare un simulatore degli effetti distruttivi di una bomba atomica. Si sceglie il luogo dove farla detonare, la potenza e addirittura la quota dell’esplosione e il simulatore ci indica il raggio di distruzione dall’ipocentro e il numero di vittime causate. Si sarebbe tentati di liquidarlo come un macabro videogioco, ma in realtà è l’occasione per una presa di coscienza. Centriamo la mappa su casa nostra, premiamo il pulsante e pensiamo che quei numeri che appaiono sullo schermo sono vite umane, i nostri figli, parenti, amiche, amici, colleghe.

Non possiamo correre il rischio di un’assuefazione alla follia della guerra, e tantomeno di una guerra nucleare.

Author: Redazione
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