L’odore degli incendi di guerra

L’odore degli incendi di guerra. L’odore degli incendi, l’inferno delle esplosioni, il boato degli aerei, il fracasso delle bombe, l’ammasso di rovine, la strage degli animali: è la distruzione di Stalingrado, cuore di tutto il racconto della guerra. Il collasso della città è narrato e rappresentato con una vivezza, un’intensità che non teme confronto con le più spettacolari immagini di guerra cui tanto cinema ci ha abituato. Anzi, si esprime qui la più alta idea di letteratura fondata sulla potenza della parola narrativa, che è esatta nei dettagli e fine nelle sfumature, ed è dialogante sempre col lettore, cui chiede di collaborare perché la riflessione sulle vicende narrate sia profonda e benefica. La pagina è tratta dal saggio di F. Cremascoli, Stalingrado. La dilogia di Vasilij Grossman.

Su ItalianaContemporanea il testo è rubricato nella pagina dedicata a Vasilij Grossman. Il testo è di 509 parole e si legge in meno di 3 minuti.


Quanti libri hanno parlato del profumo dei prati e dei boschi, delle foglie secche, dell’erba giovane e del fieno fresco, del mare e dei fiumi, della polvere calda e del corpo umano …
Il fumo, l’odore degli incendi  di guerra!
La loro apparente somiglianza, sinistra e tragica, racchiude in sé molte sfumature. Fumo di una foresta di pini che brucia, bruma leggera e bluastra, profumata che si spande attorno agli alti tronchi color rame … Fumo acre e umido di alberi verdi che bruciano, freddo, pesante, attratto al suolo … Fiamme dense di fumo che s’impadroniscono del grano maturo, lente, pesanti, calde come le disgrazie della gente; fuoco vasto e rapido nelle steppe secche d’agosto … Fuoco rosseggiante che divora i covoni di paglia; fumo grasso e rotondo di petrolio incendiato… .

Man mano che le bombe distruggono, emerge una nuova possente immagine della città, disarticolata e scomposta. Disarticolandosi e scomponendosi, gli oggetti perdono ogni loro funzione e diventano irriconoscibili: così è per le rotaie deformate e per i fili strappati dei tram che tintinnano e cigolano al vento. Le vetrine dei negozi sono come liquefatte. Ancora più sinistro appare ciò che per capriccio della sorte resta in piedi, intatto. Incongruo, si erge il chiosco di compensato blu delle bibite, così come un cartello stradale e la cabina del telefono con tutti i suoi vetri, in mezzo alla spessa polvere di mattoni, alla nebbia che s’innalza sopra la città e sul fiume. 

Le detonazioni a centinaia fanno tremare la terra anche nell’Oltrevolga. La nebbia di polvere densa ricopre il fiume per decine di chilometri come un lenzuolo che nell’oscurità da bianco diventa giallo-grigio. La nuvola nera che sovrasta la città, spinta dal vento, ancora dopo molte settimane stagna a decine di chilometri di distanza, oscurando la luce del sole. 

E si scatenano le fiamme, che uccidono. È l’apocalisse: il fuoco si propaga da un edificio all’altro, le strade sono interamente divorate dalle fiamme, la spessa barriera dell’incendio, viva ed in movimento, in alcuni punti s’interrompe e lascia vedere, dietro, colonne di fuoco, alte come torri, gonfie come cupole incandescenti, d’un oro rosso ramato e bruno, come se una nuova città infuocata fosse spuntata sopra Stalingrado. 

Infernale è il calore sprigionato, l’aria è presto irrespirabile. Tutti gli esseri viventi cercano scampo con la fuga, dal fuoco dal fumo dalla polvere densa. Fuggono gli uomini, le donne, i bambini, i vecchi, e gli animali, coinvolti nella follia della guerra. Gli uccelli per primi lasciano la città: un volo disordinato di cornacchie traversa il fiume e giunge sulla riva sinistra. Così fanno anche i passeri grigi, ora in stormo ora in ordine sparso. Stanati dal calore, ratti enormi escono dai loro buchi, disorientati ciechi storditi, e d’istinto corrono verso il fiume arrampicandosi su panche e cavi di battelli già semi affondati. Anche molti cani dallo sguardo demente, scampati al fuoco e al fumo, capitano infine sulla riva e si gettano in acqua. Ma i piccioni bianchi e grigi, incapaci di staccarsi dai loro nidi sulle case in fiamme, risucchiati dall’aria incandescente, muoiono nel fuoco e nel fumo. 

Guida alla lettura

  1. Fare un elenco degli odori degli incendi di guerra
  2. La città si disarticola e perde senso: questa idea è raccontata attraverso la scomposizione di alcuni oggetti: quali?
  3. Altre sensazioni uditive: quali?
  4. Sensazioni visive: il fumo, quale similitudine lo descrive? il fuoco crea un’altra città: come viene descritta?
  5. La fuga degli animali: quali? elencate di ciascun gruppo le azioni.

Author: Redazione
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