Analisi del testo. L’Alveare

Analisi del testo. L’Alveare. Caratterizzazione dell’ambiente

Questa analisi testuale è di Ferdinanda Cremascoli, ed è il terzo contributo originale per italianacontemporanea.org


Benché la città in cui si svolge la storia sia Milano, anzi certi luoghi di Milano, l’ambiente ne “La mentalità dell’alveare” non è tanto un luogo fisico, quanto un luogo virtuale, l’Alveare stesso.

Il racconto dedica due paragrafi alla Rete dei Volonterosi e al suo forum, l’Alveare, subito dopo aver presentato i protagonisti della storia (pp.26-31). La storia di questo forum è presto raccontata. Un presentatore televisivo molto popolare, Pino Calabrò, si mette in urto con l’emittente pubblica per la quale lavora: durante il suo seguitissimo show, l’Ape, in cui difende i diritti dei consumatori, offrendo loro l’occasione di presentare le proprie rimostranze in diretta ai dirigenti di questa o quella azienda, Calabrò umilia l’amministratore delegato di una società che gestisce sale da bingo. Ma il proprietario della società è un politico molto potente. La carriera di Calabrò subisce un danno: lo showman deve lasciare la TV pubblica. Tuttavia non si perde d’animo: Internet «orizzontale e libera da padroni» (p.27) diventa il nuovo luogo della suo spettacolo. Il format è identico, ma invece di consumatori contro aziende, ci sono cittadini contro politici. Il fortunato format televisivo prevedeva che il consumatore avesse sempre ragione e fosse soddisfatto da rimborsi e scuse dell’azienda. Tale e quale si replica in Internet, giovando ulteriormente alla carriera di Pino Calabrò, sempre più popolare. Ma se in televisione il pubblico si limita ad applaudire, qui può scrivere in un blog, che si chiama l’Alveare, in omaggio al nome della vecchia trasmissione televisiva. In breve, l’Alveare dai diritti dei consumatori passa a denunciare «la corruzione, il finanziamento pubblico ai partiti, lo sperpero, il malgoverno» (p.28). La popolarità è garantita dai temi trattati, mai divisivi (chi non vorrebbe politici onesti e buongoverno!),  e dalla scelta del bersaglio che non è individuato indagando sulle specifiche responsabilità, ma accusando tutto intero l’establishment politico. 

Inizialmente il pubblico dell’Alveare è giovane, desidera «rinnovamento e onestà» (p.29),  è stanco di un sistema politico corrotto e inefficiente, è convinto della necessità di un movimento realmente democratico, e vede in Internet lo strumento adatto a superare i limiti della democrazia parlamentare. Chi si iscrive al blog ha la sensazione di trovarsi in una comunità in cui ciascuno dà voce alle  convinzioni degli altri. Anche se la vicenda dei protagonisti dimostra che il pensiero di Leonardo non è quello di Camilla, non è quello di Filippo, non è quello di Alice, non è quello dell’Alveare, in definitiva. Anche se la vicenda di Casa 2.0 dimostra che l’Alveare sul medesimo oggetto ha un’opinione ora, e poi una diametralmente opposta. Il fatto è che l’attenzione dei lettori tende ad affievolirsi perché travolta dal flusso copioso delle notizie. L’ordinamento dei post nell’Alveare è per data e ora d’arrivo. In cima sta il post più recente, questo fa sì che aggiungendosi altri messaggi, fatalmente ogni messaggio è destinato a passare più o meno rapidamente, in genere molto rapidamente, in seconda pagina e poi in terza e in quarta, e via scendendo e perdendo lettori, due terzi ad ogni cambio di pagina (p.44). Questo è ciò che salva in un primo momento Leonardo.

Gli iscritti a l’Alveare sono anche convinti di governarsi da sé, orizzontalmente attraverso un sistema di votazione, la Consultazione, che dà loro l’idea dell’auto organizzazione e di una democrazia partecipativa che usa gli strumenti digitali per affermarsi. La Rete dei Volonterosi infatti nasce nell’Alveare, prima come luogo di costituzione di liste elettorali locali, poi di una lista nazionale, che in breve tempo ottiene un grande successo. Nata nel sito di Calabrò, che era diviso in due, in una il blog personale di Pino, nell’altra il forum de L’Alveare, a partire dal 2013 dopo il grande successo elettorale il forum migra e passa sotto il diretto controllo dei gruppi parlamentari. Lorena Serviati eletta in Parlamento si dimette, ufficialmente per occuparsi del suo studio di architetto, realmente per entrare in un ristretto gruppo di consulenti di Pino Calabrò per gestire l’immane mole di post generati dalla RdV. Commenta la voce narrante: «era evidente che anche una realtà orizzontale e democratica come quella aveva bisogno di un gruppo di guida che regolasse il dibattito, spesso fluviale, sul sito» (p. 38). 

Gli iscritti a l’Alveare sono anche persuasi che il diluvio di parole del forum sia un dibattito vero.  Ad esempio Alban Berati, il fidanzato di Miranda Spinelli, pensa che la valanga di giudizi negativi su Leonardo dipenda da Leonardo stesso che non ha risposto esaurientemente alle critiche. Il dibattito esige trasparenza delle proprie azioni e chiarezza nell’esporle. Quando Alban rivela che Leonardo si è attribuito un compenso per il lavoro in Casa 2.0,  è convinto di ristabilire la verità che Leonardo ha taciuto, finendo nei guai perché «se l’era cercata» (p.170). Leonardo in realtà interviene ed espone la realtà dei fatti, scrive: «Ho fatto una cazzata» (p.124), ma ignora la regola aurea dei social (solo dei social? non è una regola universale davanti al montare dell’emozione?): quando monta l’onda dell’indignazione mai affrontare frontalmente la valanga d’acqua. Leonardo ignora il consiglio giusto di Filippo: rispondere privatamente e gentilmente a ciascuna mail ricevuta e stare lontano dal forum, è il rapporto uno-a-uno che deve essere ristabilito e che alla fine darà i suoi frutti. Sull’Alveare quando montano le voci degli indignati, nessuno veramente legge, specie se il messaggio è più di poche righe: «perché bastano due righe per un’accusa ma per una difesa ne servono venti: e chi le legge venti righe» (p.134). E così in buonafede perfetta si crea la tempesta perfetta. 

La vicenda di Leonardo è esemplare. La dura polemica sul suo articolo nel “Guardian” inizia con un post sull’Alveare che riassume il testo inglese in italiano a beneficio dei lettori, ma è un riassunto difettoso: poche righe al contenuto favorevole alla proposta di taglio degli stipendi della PA, e molto spazio al fatto che l’articolo riporta le critiche pesanti di un certo Boemo, «consigliere di un partitello di destra» (p.90) . La difettosità del riassunto non è rilevabile perché il titolo scelto dal “Guardian” evidenzia proprio le parole critiche di Boemo.

Un secondo lettore dell’Alveare pubblica correttamente una traduzione dell’articolo intero di Leonardo per restituire il senso esatto del testo. Ma l’algoritmo che ordina i messaggi del forum fa sparire questo post sotto i tantissimi messaggi emotivi che subito dilagano. È così che il dialogo s’inceppa, perché i più non leggono né riflettono, al contrario s’indignano, recriminano, giudicano … e un caso inesistente, ecco esiste.

«Grazie, camerata. Adesso vediamo come ti manganellano i tuoi» mail di Boemo a Leonardo. Altre mail: «Comunella coi fascisti», «Bella scelta di voci da far sentire», «senza neanche il contraddittorio», «Sei finito venduto», … di questo tenore sono le parole che sommergono Leonardo, finché un altro iscritto, un certo MolisePC, apre una Consultazione contro di lui e ne chiede l’espulsione.

La logica di MolisePC merita una riflessione. Lo spirito con cui questo utente fa delle indagini, che minuziosamente espone, non è quello di chi ricostruisce i fatti per poi farsi un’opinione, MolisePC usa i fatti per corroborare i suoi sospetti pregiudiziali. Dalle sue ricerche emerge il fatto interessante e decisivo che è sparito dall’archivio il post di Lorena Serviati, quello in cui si diceva contraria ad includere nella comunicazione ufficiale della RdV l’idea di Leonardo, pur incoraggiando chiunque volesse diffonderla privatamente. La sparizione di questo post, che da solo dimostrerebbe con evidenza la montatura contro Leonardo, ha una spiegazione semplice e alla portata di chiunque: evidentemente il gruppo dirigente controlla l’Alveare, come del resto s’è visto nel comportamento di Filippo. Ma MolisePC si serve di questo dato per alimentare  il suo personale sospetto che sia Camilla ad avere relazioni tali da poter intervenire sull’archivio. MolisePC equivoca anche sulle parole del redattore del “Guardian”: Christopher Roark ribadisce che il prof. Negri è a conoscenza che il titolo degli articoli è deciso dalla redazione, come avviene in tutti i giornali del mondo, e dunque il titolo che costituisce il principale motivo di indignazione contro Negri non è di Negri. Ciò nonostante MolisePC non muta la sua opinione.  Molise PC è convinto che Leonardo usi l’Alveare per far pubblicità alla sua azienda Casa 2.0; quando gli fanno notare che Casa 2.0 è una Onlus, resta saldo nella sua opinione, e non riesce a pensare che forse è Casa 2.0 a far pubblicità al TreffPunkt di Milano Isola (pp. 133).

La bufera cessa solo quando, seguendo alla lettera le istruzioni dettate per telefono da Filippo, Leonardo interviene nel dibattito con un messaggio di ammissione di colpevolezza e di scuse a tutti e a sua moglie, da cui annuncia la separazione. Un umiliante autodafé degno dell’inquisizione. Una confessione da cui emerge il danno crudele inflitto a Leonardo che, vittima di una montatura, si sente veramente colpevole di quanto è accaduto (p.198).

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