Lettera aperta. La teoria dei due scogli

Già in altre due occasioni (una volta il 12 novembre 2020, e un’altra il 12 marzo 2021 ) si è segnalato che il” commento” ai dati numerici del dott. Paolo Spada ha la forma di una “lettera aperta, cioè di uno scritto, che non ha un unico destinatario privato, ma è indirizzato pubblicamente (qui usando Facebook) a più persone per stimolare la riflessione sui temi e i contenuti della relazione precedente, e per suscitare un confronto di opinioni, originando talvolta, come in questo caso, uno scambio polemico. Questo è il “commento” quotidiano del 14 marzo 2021 su Pillole di ottimismo. Inutile dire che il testo è rubricato nella pagina Covid 19


Il rallentamento della curva di contagio di questa terza ondata mantiene le promesse, siamo a +9.5% (eravamo a +19.7% sei giorni fa), dunque possiamo sperare che nella prossima settimana ci si avvicini al punto di massimo, per poi cominciare a scendere. Si tratterà però di cosa lenta, come già dicevamo, nelle modalità tipiche di queste ondate che flettono abbastanza presto, e assumono quindi un profilo relativamente basso e allargato. E’ a tutti gli effetti lo scopo degli sforzi di contenimento: appiattire la curva il più possibile, sapendo che la sua durata non sarà certo più breve. Nel frattempo, la curva dei carichi ospedalieri, essendo in ritardo su quella del contagio, è nella sua fase più ripida, e lo stesso bisogna attendersi da quella dei decessi. Si continuerà a insistere su queste cifre, senza capire che si tratta di un effetto ritardato e proporzionale all’altezza che ha raggiunto la curva di contagio, e sul quale dunque ben poco si può fare a posteriori (salvo organizzarsi e resistere negli ospedali, naturalmente). Nella attenuazione progressiva della velocità con la quale il contagio è risalito, lo ripetiamo senza polemica verso nessuno, ma per pura constatazione, non hanno avuto grande ruolo gli ultimi provvedimenti (il flesso della curva è avvenuto molto presto, intorno al 2 di marzo, e le misure sono entrate in vigore proprio in quei giorni). Tanto meno ne avrà l’ulteriore stretta in arrivo domani, se non nel giro di 1-2 settimane: sarà dunque utile semmai nella fase di discesa, come già dicevamo gli scorsi giorni.

A questo proposito, ho dovuto in questi giorni replicare a molti commenti (curiosamente, non tanto qui su questa pagina, dove probabilmente il lettore ben conosce il nostro punto di vista), e come sempre si tratta di polemiche di segno opposto. C’è chi ancora scambia il nostro ottimismo per la scienza con la minimizzazione, e ci accusa ora di aver criticato le invocazioni di chiusura totale che venivano da molti. Dall’altra parte ci sono quelli che ritengono del tutto inutili le misure restrittive, chiedono dimostrazione scientifica anche per l’aria che respiriamo, e non tollerano da esponenti di questa pagina – scambiata evidentemente per qualcosa che non è – ammissioni sulla necessità di aree rosse. Capisco che è sempre più di moda sposare una tesi e diventarne un tifoso da curva, e capisco anche che con tanta polarizzazione perderò qualche lettore disgustato. Ma vorrei qui ricordare, come faccio spesso (evidentemente mai abbastanza), che questa pagina è stata aperta su un’idea di fondo, che resta immutata: riteniamo che vi sia una sana via di mezzo tra le esigenze di combattere il virus e quelle di non distruggere la nostra comunità economicamente e psicologicamente. La teoria dei “due scogli” altro non è che un razionale, scientificamente fondato, e costruttivo approccio alla gestione dei problemi di questa pandemia, e noi qui ci manteniamo fedeli a questa linea. Non siamo quindi a favore delle chiusure generalizzate, perché insostenibili, dannatamente vessanti e scarsamente efficaci sul lungo periodo. Non siamo però per l’apertura incondizionata, perché conosciamo i guai che derivano dalla circolazione del virus in una popolazione ancora largamente suscettibile. Siamo a favore di una terza via, che riduca il più possibile le restrizioni, massimizzandone gli effetti e la tempestività sul territorio. E ne facciamo un esempio molto concreto, che trovate nelle slide. Non ho quindi alcuna remora a ripetere che a febbraio, pur di fronte alle ripetute evocazioni delle varianti virali, non avremmo fatto alcun lockdown, ma avremmo agito per tempo nelle province che superavano le soglie critiche. Avremmo comunque chiuso ben di più di quanto ha fatto la Cabina di Regia, che nonostante i suoi stessi mille accorati appelli, ha abbandonato la copertina gialla graziosamente disposta sopra le nostre teste quando ormai il contagio era ripartito – non solo nelle aree più calde, ma ormai quasi dappertutto. Con l’aggravante, a mio modo di vedere, che le continue drammatizzazioni, reiterate troppo a lungo e svincolate dall’effettivo allarme, rendono inefficaci poi gli appelli dell’ultim’ora, quando il cambio di passo si rende indispensabile. Lo stesso dicasi per le misure stesse, che alla lunga diventano insopportabili, e generano ogni sorta di comportamenti elusivi. A questo proposito, e per rispondere anche all’obiezione opposta, secondo la quale qualsiasi restrizione è del tutto inutile, ho preparato un nuovo grafico, che ho piazzato alla slide 6 (spostando la mappa vaccinazioni verso il fondo, insieme alla 31): ho calcolato ogni variazione di incidenza, giorno per giorno, di tutte le Province italiane da novembre ad oggi, e le ho messe in relazione al colore che avevano in quel momento, in modo da verificare se ci fosse differenza tra aree rosse, arancioni e gialle. Visto che al cambio di colore non si apprezzano subito gli eventuali effetti, ma bisogna attendere 1-2 settimane, ho fatto lo stesso calcolo con ritardo di 7 e 14 giorni, e ho messo tutto nella slide 6, appunto. Non contento, ho diviso il risultato per periodo, da novembre ad oggi. Aggiorneremo ogni sera anche questa slide, ma posso già dirvi, e vedrete da voi, che le differenze esistono eccome.

Da ultimo vorrei attirare la vostra attenzione sull’andamento per fascia d’età dei nuovi casi, che trovate in percentuale e in assoluto nelle slide 33 e 34. Ne abbiamo già parlato, ma possiamo anche qui placare un po’ l’ansia di molti genitori, che apprendono quotidianamente dalla stampa notizie allarmanti riguardo la maggiore affinità delle varianti per le giovani età. Curiosamente, i grafici sono estratti proprio dai dati che provengono dall’ISS, che ha recentemente richiamato l’attenzione sull’argomento. Come avevamo già avuto modo di notare nelle settimane scorse, l’aumento relativo delle fasce 0-9 e 10-19 è ben visibile, ma non accenna a salire ulteriormente, anzi si sta ridimensionando. Difficile discriminare in questi numeri l’effetto delle varianti da quello del maggior numero di test eseguiti agli studenti, ma in ogni caso manterrei la calma (e riaprirei le scuole, appena possibile). Nelle stesse curve speriamo di scorgere presto l’effetto dei vaccini sugli anziani, che è destinato a cambiare sensibilmente le sorti di questa pandemia. Ci teniamo ben attaccati a questi numeri, rinnovando la fiducia che ogni cosa, alla fine, tornerà al suo posto.

Un caro saluto

Paolo Spada


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