Commento. Finzione e realtà

Questo commento è un contributo originale di Ferdinanda Cremascoli per italianacontemporanea.org


La mentalità dell’alveare è un racconto agile che si legge d’un fiato, che coinvolge il lettore perché gli offre intriganti spunti di riflessione: la pericolosità dei rapporti amorosi che mischiano i sentimenti con le scelte ideali e gli impegni morali; la confusione di proposte politiche iperdemocratiche e nello stesso tempo caratterizzate da una vocazione autoritaria; la promessa di una democrazia estesa e partecipativa che si fonda sugli strumenti digitali, ma ignora il profondo dibattito svoltosi dall’antichità ad oggi sul concetto stesso di democrazia. 

Il testo si apre con una prefazione, una sorta di avantesto, che dichiara lo stretto legame tra le elezioni politiche italiane del febbraio 2013 e il racconto che seguirà; «più che un romanzo un pamphlet di intervento politico», enuncia la voce narrante, non l’autore: è indicato il luogo e la data della nota, non il nome di chi la scrive.

Dunque, benché un testo letterario sia sempre opera d’immaginazione la cui realtà giace su un piano diverso dal quello delle vicende storiche, non è illegittimo, dato che è il testo stesso ad autorizzarlo,  vedere in filigrana nella Rete dei Volonterosi il Movimento 5 Stelle, la forza politica che nel 2013 ebbe un’importante affermazione elettorale, ma non ottenne la guida del paese, a differenza di quanto accade nel romanzo. Questo semmai accadde nel futuro. Un futuro che non coincide con la finzione letteraria: il divertimento del lettore nasce nello scoprire le somiglianze tra RdV e M5S, ma anche le differenze significative che non la fantasia, ma la realtà ha svelato. 

È divertente scoprire nella storia la sovrapposizione tra la finzione della RdV e la realtà storica del M5S. Un paio di esempi. Il primo: identico è il sostegno testardo a provvedimenti squinternati, anche quando si dimostrano inadatti a risolvere, o ad alleggerire almeno, il problema che affrontano; anche quando a causa loro il problema  diventa pressoché ingestibile; anche quando il perseverare è potenzialmente distruttivo per la compattezza stessa di chi lo sostiene. Nel racconto è il caso della legge che proibisce il pignoramento della prima casa. Immediata conseguenza, il rialzo dei tassi dei mutui, ad un livello tale che non si potrà mai acquistare la casa che non sarà mai pignorabile. Spassose le acrobazie dialogiche dei giovani militanti della RdV, l’arrampicarsi sugli specchi, pur di non ammettere che tutte le loro difficoltà dipendono da una legge sballata, uno di quei provvedimenti semplici che tali sono, appunto perché non comprendono il contesto nel quale devono inserirsi: la mossa del cavallo senza saper giocare a scacchi. 

Nel racconto Leonardo e Camilla acquistano la casa che desiderano attraverso l’espediente escogitato da Leonardo. Sanno che è un espediente, ne colgono l’elemento di ambiguità, potenzialmente la pericolosità, e tuttavia lo praticano. E ironica la voce narrante osserva precisa: «Ne discussero a lungo – dopo l’acquisto, se non prima» (p.20). E poco oltre.

«Non c’è niente di paradossale in fondo», spiegava lui a lei, non perché ne fosse più convinto, ma perché, spontaneamente, si dividevano le parti, inscenando in due il dibattito interiore che si svolgeva in ognuno di loro. (...) Conversazioni di questo tenore si svolsero con una certa frequenza in quel trilocale ancora odoroso di bianco, nei primi mesi dopo l’acquisto. A volte, ma di rado, le parti s’invertivano. Immancabilmente finivano con l’accordo di entrambi per la posizione che li assolveva (p. 21).

Una qualità da pamphlet che caratterizza il racconto è il suo ritmo assai veloce. Ecco l’incipit del romanzo.

Leonardo Negri e Camilla Ottolenghi si unirono in matrimonio il 10 giugno 2013, di fronte a un dipendente dei cittadini della Repubblica Italiana. Questa storia parla di loro due, di quel matrimonio e di quella repubblica. 

E poco oltre la rapida successione degli eventi.

Una settimana più tardi, Leonardo Negri acquistò da Libera Cavaccioni in Negri una quota minuscola del trilocale a Rosignano Solvay dove era cresciuto, e dove lei continuava a vivere.(...). Non era ancora iniziato aprile che sottoscrisse insieme alla moglie un mutuo al 3,5% per l'acquisto della seconda, un appartamento affacciato su piazzale Segrino, nella zona nord di Milano (p.19). 

L’altro esempio di sovrapposizione tra la RdV e il suo doppio realmente italiano è la fiducia risposta nella democrazia digitale, specialmente nel forum l’Alveare, come strumento di realizzazione di un antichissimo sogno di democrazia diretta, ignorando completamente il dibattito illustre che accompagna questo tema dall’antichità greca, alla tappa fondamentale del diciottesimo  e diciannovesimo secolo, l’età dei diritti e del suffragio universale, ad oggi, XXI secolo, dopo le tremende lezioni del secolo scorso. Dovremmo ormai essere avvertiti che la democrazia contiene in sé il virus della “tirannide democratica”, in cui una nomenklatura esercita il potere in nome di una massa anonima e plaudente. 

Al costituirsi di questa massa anonima, la cui identità sulla rete è affidata a sigle fantasiose Zimt76, MolisePC, barberis_gianlu_79, e così via, è dedicato nel racconto molto spazio, così come al funzionamento dell’Alveare, e alla pratica della consultazione, e alla logica di questa montagna di chiacchiere così tipicamente italiana nel gusto di snaturare in retorica ogni dialogo.

Anche qui pagine godibilissime piene di humour, seguendo il povero Leonardo alla ricerca del post perduto di Lorena Serviati, quello in cui si diceva contraria ad includere nella comunicazione ufficiale della RdV l’idea di Leonardo, pur incoraggiando chiunque volesse diffonderla privatamente. Il fatto che persino Calabrò abbia chiamato l’assistenza tecnica, per Leonardo è segno di vigilanza e ne è rassicurato: «un post di Calabrò, con la visibilità che avrebbe avuto sulla homepage del suo blog, sarebbe stata una buona possibilità di uscire pulito da quel vespaio (il gioco di parole era probabilmente involontario)». (p. 176)

L’ironia e il ritmo veloce dominano anche la pagina in cui s’accavallano i messaggi nel forum dopo che l’amministrazione ha dichiarato di aver perso il file di Serviati durante la migrazione del server, in seguito al passaggio di proprietà del sito.

Mi occupo di informatica e di sistemi di rete da quasi vent'anni, diceva il primo commento, e non ho mai sentito di una migrazione di server che faccia sparire solo in parte i contenuti. Che coincidenza! 
Mi chiedo, diceva il terzo, come si possa escludere che sia stato cancellato da qualcuno. Tecnicamente, la procedura lascia una traccia? 
Gli rispose l'autore del primo commento: È difficile ma se ti sai muovere su MySQL si può fare; ma la risposta si smarrì nel diluvio che seguì. 
Anche in caso di migrazione, diceva il quinto commento, solo un dilettante non conserverebbe una copia di backup dei server precedenti. Ora, ammettiamo che la storia della migrazione sia vera. Chi è in possesso di quei backup? Il titolare dell'Alveare prima della migrazione - cioè Pino. A questo punto mi chiedo: Pino, perché non tiri fuori il backup? Chi stai proteggendo? (p.179-180)

La logica dell’utente-tipo del forum è minuziosamente narrata. Quando non è mosso dal sentito dire, dall’umore del momento, dalle due o tre cose lette qua e là in Internet, la forma mentis del frequentatore dell’Alveare è il sospetto. Ma quando anche s’impegna in una ricerca informativa, l’utente-tipo dell’Alveare è uno come MolisePC: la ricostruzione dei fatti non gli serve per farsi un’opinione, MolisePC usa i fatti per corroborare i suoi sospetti pregiudiziali; MolisePC cioè non possiede nemmeno l’accortezza di un lettore di libri gialli: mai cedere alla tentazione di scambiare un’ipotesi per quanto attraente con una certezza. Dalle sue ricerche emerge il fatto che è sparito dall’archivio il post di Lorena Serviati, il fatto che da solo dimostra la montatura contro Leonardo. C’è una spiegazione semplice e alla portata di chiunque: evidentemente il gruppo dirigente controlla l’Alveare, come del resto si deduce facilmente dal ruolo di Lorena Serviati e si vede con chiarezza nel comportamento di Filippo, quando fa bloccare i post sul caso di Leonardo. Ma MolisePC si serve di questo dato per alimentare il suo personale sospetto che sia Camilla ad avere relazioni tali da poter intervenire sull’archivio. D’altra parte MolisePC equivoca anche sulle parole del redattore del “Guardian”, peraltro molto chiare, solo che lui non le capisce.  Christopher Roark dice infatti che il prof. Negri è a conoscenza che il titolo degli articoli è deciso dalla redazione, come avviene in tutti i giornali del mondo, e dunque il titolo, che costituisce il principale motivo di indignazione contro Negri, non è di Negri. 

Nell’immaginazione del futuro il racconto però sbaglia su qualche particolare significativo. Se Rete dei Volonterosi e Movimento 5 Stelle hanno molto in comune, non tutto hanno in comune. La sovrapposizione tra finzione del racconto e realtà italiana non è così nitida, anzi il divertimento del lettore cresce per la consapevolezza della distanza tra fiction e realtà. 

Il racconto immagina che subito dopo il successo elettorale l’Alveare cambi proprietà: dal blog di Pino Calabrò al controllo del gruppo parlamentare. Non è quanto accade alla piattaforma Rousseau. Oggi (ottobre 2020) è aspra la polemica nel M5S su chi debba controllarla. 

Il racconto poi immagina un fatto ancor più lontano dalla realtà storica italiana, cioè che la RdV promuova una legge radicale di taglio degli stipendi, non solo dei politici (legge che comunque a quasi tre anni dall’inizio della legislatura non è stata ancora promulgata), ma addirittura dei funzionari della Pubblica Amministrazione (e proprio in questi giorni s’è saputo che il presidente dell’INPS si è aumentato lo stipendio). 

Nel racconto invece l’azione della RdV sugli alti dirigenti dello Stato intacca i cosiddetti “diritti acquisiti”, con lo scopo di ridurre il mostruoso debito pubblico italiano.  Nessuno oggi (il futuro del racconto) in Italia pensa che una qualunque forza politica, e dunque neanche il M5S, abbia a cuore i conti pubblici. Nessuno oggi in Italia pensa che saranno messi mai in discussione i “diritti acquisiti”: un’aspra polemica sui conti pubblici ha contrapposto, e contrappone, le diverse forze politiche al consesso europeo. 

Invece i personaggi del racconto discutono animatamente del “taglione”, così lo chiamano, e naturalmente sono favorevoli. Filippo e Camilla, come sempre in grande sintonia, sostengono la giustezza del provvedimento e commentano duramente le critiche di un ex consigliere di un partito di destra, un certo Boemo. Alice si disinteressa totalmente, secondo la sua abitudine quando si discutono temi concreti che hanno una peso nella vita pratica. Il contraltare è come sempre affidato a Leonardo, che evidenzia i problemi possibili: mutui accesi contando su un certo reddito che ora viene unilateralmente decurtato, impoverimento del tenore di vita della famiglia,… Nel dialogo, soprattutto da parte di Filippo e Camilla, emerge sia un modo di pensare che tende a considerare come universale il proprio stile di vita, sia una pericolosa tendenza all’imposizione dell’uniformità, propria di certe figure autoritarie, religiose o laiche, che dominano la nostra storia di italiani: «Ma se quello lì ha due figli, tre, come fa? Se sua moglie non lavora?». «Che lavori, povera stella», disse lei (p.91). 

La voce narrante osserva che il provvedimento comunque non dà origine a reazioni negative. Sul piano internazionale lo spread scende sensibilmente; i commenti degli osservatori sono favorevoli al provvedimento, «il più ambizioso piano di contenimento della spesa pubblica del decennio» (p.95); le banche si comportano correttamente coi cittadini colpiti dal provvedimento, permettendo loro di rinegoziare i mutui. Il mercato del lavoro interno reagisce positivamente, a parte la protesta di un gruppo di alti dirigenti, che presenta un ricorso, giuridicamente fondato e garantito dalla Costituzione. Ma, nota la voce narrante, l’anno prima è stato approvata un’altra legge che consente con un voto del Parlamento a maggioranza semplice di pre-pensionare i dirigenti della PA valutati come inefficienti.

In origine, la legge aveva portato a un incremento sostanzioso della produttività del settore pubblico, senza neppure bisogno di applicazioni troppo frequenti. I dirigenti sapevano di dover "rigare dritto," come ripeteva il blog di Calabrò, "perché l'epoca dei privilegi e dei fannulloni è finita" - e lo avevano fatto. Ora, tuttavia, quella legge assumeva una nuova funzione, che nessuno prima aveva previsto. Era chiaro, infatti, quanto fosse inefficiente un dirigente che a parità di mansioni insista, con un ricorso, per guadagnare il doppio dei suoi colleghi. 

Dunque una legge che consente di mettere fuori chi non è d’accordo. Non è l’unico provvedimento legislativo che delinea la propensione autoritaria della RdV. Quando Camilla subentra in Consiglio comunale ad Alfredo Sottocorno, nota sempre la voce narrante, non è la prima dei non eletti.

In base a una legge approvata dal Senato pochi mesi prima, il successore del suo mandato non sarebbe stato pescato dalle liste dei non eletti, bensì nominato dal gruppo consiliare a cui il dimesso apparteneva. Il gruppo, naturalmente, rimise la votazione agli iscritti alla RdV tramite una Consultazione dell'Alveare. 

Accanto alle incerte pulsioni riformiste insomma ci sono leggi liberticide o potenzialmente tali.

La condanna italiana è che ai giovani personaggi del racconto queste leggi sembrano giuste, sia pure con  motivazioni diverse: Filippo perché da politicante non sposa davvero nessuna opinione, si tiene le mani libere e adotta la più utile per la propria carriera; Camilla perché con molti patemi d’animo entra comunque in una logica di protezione della propria posizione in politica; Leonardo perché, malgrado sia l’unico a manifestare un’adesione non completamente acritica, proprio per questo, si sente in colpa; Alice, perché è un’eterna adolescente anche da adulta. E Miranda, la più giovane, perché se ne va, comprensibilmente, in cerca di aria più respirabile.

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