Commento. Salviamo il buono della scuola a distanza

Salviamo il buono della scuola a distanza. Commento di Paola Mastrocola, pubblicato su LaStampa  il 6 dicembre 2020


«La scuola è una priorità assoluta. La scuola non si deve fermare»… A me sembra che, se al governo avessero pensato davvero così, avrebbero agito. Non pronunciato frasi, ma compiuto gesti. Avrebbero dovuto, da marzo a oggi: costruire aule, parchi, palchi, scalinate, anfiteatri, giardini, loft, serre, verande, aiuole, piste di atterraggio, orti, piscine; attrezzare magazzini, teatri, chiesette di campagna, cantine, ovili, soffitte, condomini, terrazzi; approntare pulmini, trenini, carretti, metropolitane, elicotteri, battelli…

Ci voleva fantasia. E intraprendenza. D’accordo, esagero…

Ma di spazi e trasporti sicuri avevamo bisogno! Avrei voluto mettere il muso fuori dalla tana e vedere cantieri, milioni di giganteschi cantieri ovunque, in tutta Italia. Per nove mesi. Invece non ho visto niente. Un deserto. L’inazione totale. I governanti (centrali, periferici, poco importa) non hanno mosso una ruspa, una zolla, uno spillo.

Quindi non ci resta che la Dad. Didattica a distanza. Tutti barricati in casa e collegati in rete. Irretiti. Tenuti al guinzaglio da uno schermo: scuola virtuale. Non piace a nessuno (e vorrei vedere!). Tutti scendono in piazza a protestare. Tutti No-Dad. Vogliono le scuole aperte e le lezioni in presenza. Poco originale, ma sacrosanto.

Sacrosanto, sì. Però aprirei una maliziosa parentesi: ma non è che vi importa andare a scuola, più che la scuola in sé? Non è che la scuola è più che altro uno strumento sociale per voi genitori (lavorate e non sapete dove lasciare i figli) e socializzante per voi ragazzi (giochi, amicizie, amori…)? Condivisibile, per carità. Ma nessuno mai che consideri la scuola come luogo per studiare? Studio è stata, in questi mesi, in questo tristo tempo parolaio, la parola meno usata. Anzi, assente. Non è strano? Fine della parentesi maliziosa.

Tutti No-Dad, quindi. Io per prima. Ma adesso mi viene un balzo: visto che i cantieri non li abbiamo costruiti e il virus non l’abbiamo debellato, perché non proviamo a ribaltare la frittata?

Qui nel mio sottomondo a volte capita che si produca una frana. Niente da fare: o predisponevi tutto un sistema di travi e puntelli che tenesse su il terreno, oppure quando capita te la becchi. Le frane sono frane. E non è che poi, nel cumulo di terra caduta, ci vai dentro come niente fosse o ti metti a scavare (col rischio che altra terra si metta a franare). Puoi fare una cosa sola, davanti a una frana: cambiare direzione. Scavi la tua galleria da un’altra parte.

Cioè, provi a cambiare il mondo. Invece di lagnarti. A me pare un po’ sterile tutta questa lamentela sulle lezioni a distanza e conseguenti panegirici (talmente ovvi) sulla lezione in presenza. Proviamo ad approfittare degli aspetti positivi della faccenda. Far buon viso a cattiva sorte. Si dice così, no?

Certo meglio andarci, a scuola, non c’è dubbio. Meglio la presenza che l’assenza. La scuola è teatro, e il teatro si fa dal vivo. Ma detto ciò, proviamo a vedere il possibile buono nella scuola a distanza (limitatamente ai momenti di crisi, proprio solo quando la galleria è franata!).

Partiamo dalla videolezione. Intanto è registrabile e replicabile: se ti distrai te la rivedi. E la blocchi quando ti pare: per far altro, o prenderti una pausa, o meditare su quel che hai appena ascoltato senza ingolfarti. E poi, può esser fatta meglio di una lezione in presenza, spesso estemporanea e imprecisa. Per far bene una videolezione, un prof ci può mettere anche una settimana. E a quel punto può essere davvero una grande lezione.

Perché non dare ai ragazzi grandiose lezioni? Videoregistriamo le migliori e mandiamole in rete. Risparmieremmo ai prof il solito trantran ripetitivo, e ai ragazzi la barba infinita di lezioni noiose. Poche grandi lezioni. Non è necessario far sei ore di lezione. Forse ne basta una al giorno, ma eccelsa. O anche meno. Tre grandi lezioni a settimana: c’è già di che nutrirsi per mesi. Per il resto gli insegnanti coordinano, verificano, programmano, magari seguono gli allievi uno per uno, o a gruppetti minuti: ne hanno a bizzeffe, di cose bellissime da fare!

Proviamo a ribaltare anche la solitudine, che il lockdown impone ai nostri figli. Certo che ci piange il cuore a vederli isolati, senza amici, chiusi in casa. Certo che manca loro qualcosa di fondamentale. Ma è temporaneo, e può anche essere proficuo. Smettiamo di commiserarli e trattarli da povere vittime. Rincuoriamoli. Sproniamoli a prendere il meglio.

Per esempio potremmo insegnar loro il lato buono della solitudine. Serve tantissimo a concentrarsi, a andar giù nel profondo delle cose, a studiare. Ecco, potremmo insegnare ai nostri figli e allievi a studiare! Studiare da soli, dico, approfondendo quel che piace, leggendo libri che finalmente nessuno impone. Annoiandosi, anche. Noia e solitudine sono potenti strumenti per creare, immaginare… L’idea è un po’ quella di diventare autodidatti. Bellissima parola: imparare da soli, essere autonomi, studiare quel che ci pare. Un tempo usava. Montale (premio Nobel) era un autodidatta, per dire…

E arriviamo alla libertà. Stare soli e sganciati aumenta il grado di libertà (sempre che gli insegnanti non esagerino con i compiti a casa …!). il lockdown potrebbe essere un tempo libero dalle “occupazioni” imposte dall’esterno, un tempo vuoto da riempire seguendo le proprie più intime inclinazioni.

In-clinazione è una parola che mi piace molto. Tutti noi siamo inclinati verso qualcosa: le cose che ci piacciono, che ci “chiamano”… Inclinazione è la piccola o grande deviazione che compiamo per raggiungerle. Ne parlava Epicuro, e poi Lucrezio: il clinamen. Lì riguardava gli atomi, che deviando si aggregano e formano così la varietà del mondo. A maggior ragione riguarda noi… Cerchiamo di andare verso le cose per cui siamo nati, ma che col nostro modo di vivere a volte è difficilissimo raggiungere. Troppo impegnati, guidati, occupati, eterodiretti… Inglese, violino, judo, canoa… Troppa roba. Ora ci viene data l’opportunità di svuotare. Liberare le nostre vite e le vite dei nostri figli. Diciamo loro di approfittarne, di questa libertà.

Questo tempo triste passerà. Se lo avremo impiegato bene, troveremo più cose nella nostra dispensa. Ecco, possiamo pensare questo: che ora, chiusi nella tana a guardare dalla finestra la pioggia e l’inverno che avanza, stiamo immagazzinando qualcosa di buono. Che spenderemo poi, nel futuro, quando a un certo punto primavera verrà e torneremo a uscire.


Guida alla lettura

Avrete notato questa frase: «Qui nel mio sottomondo a volte capita che si produca una frana». Paola Mastrocola è l’autrice di «Diario di una talpa» pubblicato da La Nave di Teseo

Vi proponiamo una mappa mentale (cliccateci sopra per ingrandire) del commento da  completare, e…

e una domanda su cui discutere.

Il testo osserva: «Perché non dare ai ragazzi grandiose lezioni? Videoregistriamo le migliori e mandiamole in rete. Risparmieremmo ai prof il solito trantran ripetitivo, e ai ragazzi la barba infinita di lezioni noiose. Poche grandi lezioni. Non è necessario far sei ore di lezione. Forse ne basta una al giorno, ma eccelsa. O anche meno. Tre grandi lezioni a settimana: c’è già di che nutrirsi per mesi. Per il resto gli insegnanti coordinano, verificano, programmano, magari seguono gli allievi uno per uno, o a gruppetti minuti: ne hanno a bizzeffe, di cose bellissime da fare!»

Se può essere così, e può, e in alcuni casi già è, allora la dad non è solo uno strumento d’emergenza, da usare perché la scuola è chiusa a causa dell’epidemia; è invece uno strumento che aiuta gli insegnanti nel loro compito di tutor quello di chi segue «gli allievi uno per uno, o a gruppetti minuti», coordina, verifica, programma… Allora accanto all’aula fisica in cui seguiamo le nostre lezioni (oltre a fare amicizia, amoreggiare, etc), ci può essere un’aula virtuale che ci aiuta a studiare!

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