Inchiesta. “Esempio”, “No mostro”. Il termovalorizzatore che spacca i bresciani

“Esempio”, “No, mostro” Il termovalorizzatore che spacca i bresciani


Inchiesta di Fabio Poletti su La Stampa del 20 novembre 2018


Percorrendo l’autostrada A4, all’altezza di Brescia, è impossibile non vederlo. Svetta per 120 metri come un monolite dalle linee geometriche perfette, dipinto di un accattivante azzurro cielo, voluto per dare un’immagine di pulizia dall’architetto austriaco Jornit Tornquist che ha firmato il progetto. Da quasi venti anni il termoutilizzatore Silla2 di A2A, costato allora 500 milioni, il più grande in attività in Italia, incenerisce rifiuti e genera energia che si trasforma in calore attraverso il teleriscaldamento. Le tre linee dell’impianto in atmosfera negativa, l’aria fetida rimane dentro e non esce dalle vasche dove vengono lavorati i rifiuti, ogni anno trattano 730 mila tonnellate di materiale non riciclabile che forniscono energia elettrica a 180 mila famiglie bresciane. Grazie al teleriscaldamento, attraverso una rete lunga oltre 670 chilometri, l’impianto fornisce calore al 70% degli edifici in città.

Un modello, per chi lo ama. Un mostro, per chi teme polveri sottili, inquinanti, diossine e tutto il peggio che c’è. Il sindaco Emilio Del Bono del Pd giura che indietro non si torna e in attesa di altro, meglio un termoutilizzatore che una discarica: «A Brescia non ci sono più discariche. La raccolta differenziata è arrivata al 70%. A2A ha speso 60 milioni per il riammodernamento. Bisogna continuare a investire sul futuro. Questo dibattito politico ha del surreale se il modello Sud è fatto solo di discariche. Grazie al teleriscaldamento Brescia ha una delle Tari più basse d’Italia. Anche in tema di ambiente l’impianto è sotto totale controllo in tempo reale. E alla fine incide solo per lo 0,6% sulle polveri sottili della città».

Dati contestati in ogni modo dagli ambientalisti divisi in comitati, riuniti in simposi dove cifre alla mano Silla2 finisce sul banco degli imputati. L’obiezione principale di chi non ama questi impianti è che se si bruciano i rifiuti si disincentiva la raccolta differenziata. Ma quello che davvero spaventa sono i timori per la salute. I favorevoli sostengono che grazie a impianti come questo si risparmiano emissioni di Co2. Ma secondo le ultime analisi dell’associazione 5R non basta guardare solo alle più note polveri sottili. Né può essere rassicurante sapere che mezzo mondo adotta questa tecnologia, se non si tiene conto della collocazione geografica: «Il Termoutilizzatore di Brescia è nel cuore della Pianura Padana, un’area con poco vento e scarsa circolazione di aria. Bisogna poi conteggiare le polveri secondarie che da sole rappresentano l’80% del totale dei fattori inquinanti». Medici per l’Ambiente ha fatto uno studio su Silla2: «La maggior parte delle particelle prodotte è sotto gli 0,1 micron, difficilissime da intercettare ma pericolosissime per polmoni e sistema nervoso. Gli inceneritori producono 250 inquinanti, 20 sono certamente cancerogeni».

Sul sito di Silla2 vengono pubblicate le rilevazioni dell’aria. I parametri tra i principali inquinanti rimangono nella norma. Anni fa vennero installati alcuni alveari proprio ai piedi della ciminiera blu cielo. Albert Einstein diceva che l’inquinamento avrebbe ucciso l’umanità. La scomparsa delle api sarebbe stato il primo segnale. A2A giurava che il miele prodotto sotto la ciminiera era pure buono. Visto da dentro, l’impianto di Silla2 sembra un gigantesco cinema panoramico con gli addetti in immacolate tute blu che lavorano alla consolle con i joystick, come in un futuribile videogioco. Nelle tre vasche ogni giorno 150 camion scaricano tonnellate di rifiuti. Non sono solo di Brescia. Si calcola che l’intera Lombardia, ma il dato non è disaggregato per singolo impianto, incenerisca il 34% del totale dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale. Di cui quasi 190 mila tonnellate arrivano ogni anno da Campania, Puglia e Abruzzo.

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