Recensione. Piazza degli eroi

Piazza degli eroi», in prima assoluta la nuova regia teatrale di Roberto Andò. Il tema del ritorno di nuovi fascismi o nazismi al centro dell’opera colloca la messa in onda dello spettacolo tra gli appuntamenti di riflessione legati alle celebrazioni del Giorno della Memoria


Questa recensione di  Laura Zangarini è stata pubblicata sul Corriere della Sera del 23 gennaio 2021. Qui è rubricata nel tema Giorno della Memoria.

Destinato a debuttare nel dicembre scorso sul palco del Mercadante di Napoli, rimandato per le restrizioni dei regolamenti anti-Covid, sbarca su Rai5 «Piazza degli eroi», di Thomas Bernhard, nuova produzione dello Stabile di Napoli con la regia di Roberto Andò, che del teatro è direttore artistico. Lo spettacolo, ripreso da Rai Cultura con la regia televisiva di Barbara Napolitano, sarà trasmesso in prima assoluta questa sera, sabato 23 gennaio, alle 21.15.

«Piazza degli eroi» è ambientato in Austria, nella Vienna del 1988. Protagonista è il professor Schuster, intellettuale ebreo, che torna nella sua città dopo un esilio iniziato al tempo in cui Hitler annunciò l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Accadeva 50 anni prima, nella piazza che dà il nome all’opera di Thomas Bernhard. Rientrando in patria, Schuster ritrova un Paese incattivito, dove l’odio avanza nuovamente. Non potendolo sopportare, pone fine alla sua vita, precipitandosi da un palazzo affacciato sulla Piazza degli Eroi.

«“Piazza degli Eroi” — scrive Andò — è un capolavoro che, inspiegabilmente, in Italia non è stato mai messo in scena. Oltre a essere il testamento di Thomas Bernhard, lo si può considerare il suo testo più politico, pur consapevoli che questo autentico genio ha sempre declinato la politica in termini esclusivamente poetici. Qui Bernhard colpisce con il suo furore indomabile la zona più oscura del nostro tempo, il ritorno in campo di una destra fascista o nazista. Nel disegnare il suo estremo congedo dalla vita e dal teatro, Bernhard sceglie di dare un nome e un tempo all’ottusità brutale che vede avanzare».

Ma come accade nelle opere più profonde e profetiche, l’Austria di Bernhard è un luogo concreto e, contemporaneamente, una metafora. Così come lo è la piazza che dà il nome al testo, «la stessa — prosegue il regista palermitano — in cui nel 1938 Hitler annunciò alla folla acclamante l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al destino nazista della Germania». Se è venuto il tempo di rappresentare in Italia «Piazza degli Eroi», è proprio perché, riflette Andò, «a dispetto della inedita precisione realistica di Bernhard, per comprendere oggi il senso di questo testo visionario e catastrofico non occorrono indicazioni di luogo e di tempo. Gli spettatori che assisteranno a “Piazza degli Eroi”, capiranno subito che l’azione si svolge in una qualsiasi piazza da comizio, di una qualsiasi città d’Europa.

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