Saggio. Insegnare letteratura nei Licei

Questo saggio, rivisto per la pubblicazione su italianacontemporanea.org, è di Ferdinanda Cremascoli ed è stato pubblicato in Tracciati, Rivista alla ricerca della scuola, nel dicembre 1996. In italianacontemporanea.org è rubricato nella pagina Insegnare “Italiano” agli italiani nel XXI secolo.


Cominciamo da Boccaccio

«Umana cosa è aver compassione degli afflitti…» Così comincia il Decameron di Giovanni Boccaccio. Parafraso dal suo toscano:

Fin dalla mia prima giovinezza sono stato acceso d’altissimo e nobile amore che m’ha fatto molto soffrire, certo non per crudeltà della persona amata, ma per la troppa passione della mia mente, una passione scaturita da un desiderio troppo ardente. Non la forza dei propositi, delle decisioni, non l’evidente vergogna cui mi esponevo hanno potuto scalfire la mia passione. Mi hanno molto aiutato coloro che avevano fatto già esperienza della medesima emozione. Perciò desidero ora aiutare chi si trovi nelle mie condizioni. Regalo i miei racconti alle «vaghe donne» in loro soccorso e rifugio. Le donne sono afflitte dagli ordini dei padri, dei fratelli, dei mariti, vivono rinchiuse la più parte del tempo nel piccolo circuito delle loro camere, tuttavia nascondono «dentro a’ dilicati petti» le fiamme d’amore, che le devastano perché, a differenza degli uomini le loro occasioni di distrazione son così poche… perciò regalo loro le mie storie. In esse c’è il mondo, leggendole, le mie lettrici trarranno diletto e utile consiglio.

E nelle “Conclusioni dell’autore”:

E non si deve credere che la materia sordida e scabrosa di molte storie possa in qualche modo corrompere le lettrici: la letteratura non ha il potere di far diventare cattivi gli onesti, né peraltro di far diventare buoni i malvagi.

Ho voluto ricordare queste sagge considerazioni di Boccaccio perché egli ci offre un’idea sobria di letteratura, che non ha qualità taumaturgiche, che non ha poteri educativi, che non è né l’unico, né il miglior mezzo di conoscenza del mondo. Essa è piuttosto uno strumento, uno tra i molti possibili, di divertimento. 

Non necessariamente “divertirsi” significa “evadere”, “distrarsi”. È “divertente” anche “conoscere”.

Il “conoscere della  letteratura è un piacere simile a quello che si prova praticando uno sport molto impegnativo, arduo e quindi di grande soddisfazione. Non quella di chi legge con lo scopo infantile di identificarsi nei personaggi; non quella di chi legge con lo scopo adolescenziale di imparare a vivere. Il fascino della letteratura emana dalla forma dell’opera letteraria, dalla sua visioni, dalla sua arte. Il brivido di soddisfazione nasce non perché si condividono le emozioni dei personaggi, ma le emozioni dell’autore, le gioie e le difficoltà della creazione. 

L’analisi del testo

Leggete, ad esempio, questi tre versi di Attilio Bertolucci.

Ma durano a lungo

questi crepuscoli come d’estate che mai mai

vien l’ora della lampada accesa

All’inizio, se non si legge in fretta, si ama l’immagine vitale del crepuscolo … lungo . Un’immagine calda, confortante, gioiosa, amabile. Ma è il ritmo che conta. Il ritmo è determinato dal verso.

settenario

endecasillabo con una coda (dunque un ipermetro)

endecasillabo

Non sono versi classici, sono i versi dodecafonici della poesia moderna. Ma soprattutto ci sono tre immagini di luce associate dalla somiglianza fonica (son parole sdrucciole): “durano”, “crepuscolo”, “lampada”. Non solo: semanticamente alle tre parole luminose si oppone la negazione “mai”, ripetuta e collocata nel verso ipermetro. Come non amare questa luce che il poeta evoca? una luce sonora che dura sempre e mai si spegne!

Ecco perché un corso di letteratura in una qualsiasi scuola dovrebbe insegnare ai giovani possibili lettori di romanzi o di poesie o di teatro a provare il brivido dell’emozione, a trarre il massimo piacere dalle loro letture, a scegliere cosa leggere al di fuori delle imposizioni del programma scolastico.

Ai miei studenti ho fatto leggere Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Tasso, … ma loro amavano Stephen King. Leggano quel che vogliono, il mio compito d’insegnante di letteratura è allenarli a riconoscere ciò che hanno in mano! Anzitutto, è un oggetto di pregio o spazzatura? L’educazione del gusto del lettore è sempre stata per me, insegnante di letteratura, anzitutto capacità di discriminare tra l’oggetto di pregio e la paccottiglia, non certo adesione ad un canone gerarchico di generi letterari. Ogni tanto si sente qualcuno che giudica colto solo il lettore che ama certi generi letterari (il sublime, niente meno del sublime!) e ne disprezza altri, per esempio la fantascienza, il fumetto, … Non credo che lo scopo di un corso di letteratura sia di trasmettere un particolare gusto, ma di descrivere ciò che i gusti di chi scrive e di chi legge hanno prodotto.

Così mentre in classe si leggono Goldoni e Foscolo, Verga e Pirandello non sarà male mostrare ai ragazzi che gli stessi strumenti di analisi e di interpretazione che abbiamo imparato ad usare per quei testi possono aiutarci (e piuttosto bene) a capire Shining di Stephen King!

Non sarà male mostrare ai ragazzi che il rap ha a che fare con i versi parisillabi della poesia lirica italiana (quaternari, senari, ottonari e decasillabi sono caratterizzati dal fatto che i loro accenti metrici cadono sempre nella medesima posizione, anche se esistono schemi metrici diversi per ciascun parisillabo. Nella poesia italiana sono versi poco amati proprio per la loro struttura ritmica giudicata dai più troppo monotona. Un giudizio in verità frettoloso, perché sia i poeti barocchi sia i romantici seppero mettere in luce le qualità ritmiche di questi versi. La stessa qualità che troviamo nel rap).

Non sarà male mostrare ai ragazzi che una canzone di Lucio Dalla è proprio una “canzone”: si colloca cioè nel repertorio lirico della poesia italiana. Della canzone classica il testo di Lucio Dalla mantiene il principio della simmetria tra le strofe, mantiene la struttura interna di suddivisione tra fronte e sirima, sia pure senza concatenazione (o chiave), mantiene,  sia pure con qualche licenza, lo schema delle rime e infine mantiene il “congedo”, anzi lo moltiplica. Un’analisi di questo testo si trova in Come si legge la poesia italiana? in questo stesso sito.

Un corso di letteratura italiana deve dunque offrire strumenti di lettura dei testi letterari. Di lettura e di interpretazione. 

L’interpretazione del testo

L’interpretazione dei testi letterari è una disciplina talmente antica! per risalire alle sue origini dobbiamo tornare ai grammatici alessandrini che fecero l’edizione critica dell’Iliade e dell’Odissea. In duemilatrecento anni di strategie di interpretazione dei testi ne sono state elaborate tante! tutte hanno una storia lunghissima. Non è necessario raccontare sempre ai ragazzi questa affascinante avventura mentale, ma è necessario che l’insegnante ne sia consapevole, se non altro per incoraggiare gli studenti a lavorare in modo autonomo, non ripetitivo. La cosa più noiosa è leggere qualcosa su un manuale che dà giudizi preconfezionati su un’opera o su un autore e ripetere il tutto al proprio insegnante durante un’interrogazione!

Un corso di letteratura deve piuttosto preoccuparsi di chiarire le metodologie di interpretazione dei testi. Se si afferma che Boccaccio è innovativo rispetto alla novellistica coeva è necessario far capire agli studenti come si è giunti a formulare questo giudizio, quali ipotesi teoriche si sono percorse, di quali strumenti di indagine ci si è serviti.

Il compito di un insegnante di letteratura non è quello di prendere posizione a favore di un paradigma interpretativo; non è, quello di proporre convinzioni teoriche maturate in questa o quella scuola letteraria, ma piuttosto quello di divulgare i paradigmi interpretativi che la nostra disciplina ha elaborato per interpretare i suoi testi. Un corso di letteratura insegna ad individuare le caratteristiche proprie di un testo letterario, a comprendere la natura speciale del suo linguaggio, a riconoscerne il codice, a fare esperienza della polisemia dell’opera, che la rende oggetto di molteplici e sempre rinnovate letture. Ma un corso di letteratura insegna anche ad interpretare storicamente i testi letterari. Insegna cioè che l’opera letteraria tra le sue particolarità possiede anche quella di rinviare a “qualcosa” che sta “fuori” dal testo.

Orbilius. È il grafo che rappresenta le principali metodologie di interpretazione dei testi letterari

Questa figura rappresenta le metodologie di interpretazione dei testi letterari. Un’opera rinvia ad esempio al suo repertorio, ai motivi cioè che compaiono in altre opere dello stesso autore o di altri, di altre epoche, di altri generi letterari. I modelli che l’autore dell’opera studiata predilige, e magari cita, sono buoni indizi per ragionare sulla sua idea di letteratura, sulla sua poetica. Essa è spesso il risultato di una discussione che non riguarda solo l’autore del testo particolare che si esamina, ma coinvolge anche altri letterati del tempo, i quali a loro volta potrebbero esprimere posizioni divergenti. Dunque lo studio di un testo letterario può acquistare nuovi significati alla luce delle posizioni teoriche che l’hanno ispirato.

Un’opera letteraria inoltre può ricordare per analogia altri oggetti artistici: quadri, sculture, architetture, musiche con cui ha qualcosa in comune. L’interpretazione dell’opera allora può giovarsi del confronto con opere che appartengono ad altri codici espressivi.

Si può osservare anche che un’opera letteraria non di rado allude o racconta o comunque rappresenta i temi e i problemi del dibattito intellettuale che le è contemporaneo; in essa s’esprime la mentalità propria di un’epoca.

Un testo letterario è poi scritto da un artista, un letterato che come tale ha una sua collocazione sociale e professionale. Ci si potrebbe legittimamente domandare quanto tale condizione sociale, quanto i rapporti del letterato con le istituzioni pesino sull’opera letteraria. Ci si potrebbe anche domandare quanta influenza abbiano avuto sul testo le condizioni materiali di produzione e di consumo, cioè le circostanze in cui il testo è stato composto, è stato diffuso ed è stato goduto dai suoi lettori. L’interpretazione dell’opera può valersi anche di informazioni sul più generale contesto socio-politico in cui si colloca la sua composizione.

Infine occorre dire che la storia personale dell’autore, la sua storia interiore o l’intimo funzionamento della sua psiche possono essere considerate informazioni contestuali interessanti per dare interpretazione del testo.

Si potrebbe quindi sostenere che la particolare natura dell’opera letteraria consiste nel fatto che una sua interpretazione esige un confronto con questioni assai diverse tra loro, collocate in ambiti problematici anche molto distanti. Come orientarsi tra problemi così diversi?

La critica letteraria non dà una sola risposta a questa domanda. Gli studiosi di questa disciplina hanno infatti elaborato più di una metodologia per l’interpretazione dei testi letterari e lo scopo di un corso di Letteratura è proprio quello di insegnare ad utilizzare questi diversi modelli interpretativi, in modo da consentire di diventare lettori più consapevoli.

Nella figura ogni legame del testo con una serie problematica rappresenta altrettante metodologie di interpretazione, che la critica letteraria ha elaborato e che propone ai lettori, in particolare agli studenti. Dopo aver analizzato il testo letterario infatti, lo si può interpretare collocandolo in un contesto per praticare uno o più paradigmi interpretativi. Il testo rinvia infatti a quattro principali approcci interpretativi: uno di carattere letterario, non alieno anche al confronto tra letteratura ed altre esperienze artistiche; uno di carattere semiologico, incentrato sul confronto tra temi letterari e cultura coeva; uno di carattere sociologico, interessato alle condizioni sociali di produzione e fruizione della letteratura, e del lavoro intellettuale in generale, interessato anche alle più generali problematiche storiche; uno di carattere biografico, o psicologico, attento al rapporto dell’opera con la vita del suo autore, ma anche alla manifestazione nell’opera del mondo interiore dell’artista.

Leggere e interpretare: sono questi gli esercizi dello sport della letteratura. 

La letteratura è come il surf. Non è divertente, se nessuno t’ha insegnato a stare in equilibrio sulla tavola, a maneggiarla, a conoscere il vento e il mare. 

Il piacere di leggere è come il piacere di stare su una tavola da surf. È un piacere che si impara anche da soli, ma è meglio se si ha un allenatore. 

Gli insegnanti di letteratura sono gli allenatori della tavola da surf.

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