Paesaggi. Tonalità. Episodio1.

Paesaggi è un episodio della webserie TONALITÀ, la cifra di Vasilij Grossman prodotta da ItalianaContemporanea. Ciascun episodio ha un suo tono particolare. L’idea è di far sentire a chi legge l’ampiezza dei registri espressivi che il testo conserva anche in traduzione.

EPISODIO 1

Paesaggi. Il Volga visto dall’alto di una falesia è un paesaggio maestoso. Muta i suoi colori al passare delle ore del giorno, in un ritmo oltre l’umano.. La guerra squarcia il suo silenzio alieno alle vicende umane. Eppure è il ritmo del fiume a scandire quello che per molti sarà l’ultimo giorno, È il ritmo dell’acqua e del cielo che restituisce la giusta solennità all’ora della nostra morte, sottraendola alla trivialità della guerra.

Paesaggi. È il giorno fatale del 5 settembre 1942, quando i tedeschi attaccano in forze Stalingrado. Sta per iniziare una battaglia aspra e sanguinosa, tanto più orrenda in quanto si svolge in un paesaggio scintillante e maestoso, su cui però si allunga l’ombra scura che la falesia proietta, così diversa dal sole accecante della steppa. E si compie il destino di morte per Tolja, uno dei molti uccisi o mortalmente feriti quel giorno.

Chi è Tolja? È figlio di Ljudmila e del suo primo marito, Abarčuk. Ma in questo episodio è il suo carattere che si squaderna sotto i nostri occhi di lettori.

Tolja

Tolja è giovanissimo. Ha diciotto/dicannove anni. È timido, cresciuto da una madre che lo ha sempre protetto, lo ha viziato. Merende e caramelle. La cesura netta della guerra lo ha proiettato nel mondo militare, fatto da ufficiali, sottufficiali, aiutanti di campo, caporali, mostrine, buoni di razionamento e fogli di viaggio. Un mondo nuovo, dove Tolja non osa dire che vuole diventare uno scienziato, che vuole iscriversi alla facoltà di Matematica e Fisica, che ha intenzione di fare scoperte meravigliose, che poco prima della guerra ha cominciato a costruire un televisore.

Il 5 settembre

Gli artiglieri si preparano. Il battaglione di Tolja deve disporsi su un’altura. Ma i camion in cima alla falesia non possono salire perché il pendio è erto e franoso. Tolja, lercio e sudato, dà una mano ai suoi uomini a spingere i cannoni verso la cima, organizza una catena umana tra i camion di sotto e la sommità del pendio, si arrampica lui stesso sul camion e dà una mano a scaricare.

Ecco arriva giù dal pendio un sergente; gli dice che il comandante della batteria è stato ferito e che deve prendere subito il comando lui stesso. Si arrampicano sulla parete erta e franosa di ghiaietta, il sergente si aiuta con le mani e le ginocchia.

Il sole sul fiume esalta i colori, e fa brillare un paesaggio grandioso sul quale dovrebbe dominare il silenzio.Invece il frastuono dei duelli aerei squarcia il cielo blu, punteggiato dal bianco delle nuvole lanuginose; il fragore dei cannoni si moltiplica in un’eco rimandata dalla steppa, dal cielo e dal fiume.

La steppa percorsa da fanti e blindati

Gli aerei già passano a filo d’acqua sul fiume. Subito dopo si muove la fanteria protetta dagli aerei e dai blindati. La steppa si copre di polvere opaca e fumo. Si ode un fragore confuso, prodotto da rumori diversi: dalla deflagrazione dei cannoni, dal rombo dei carri, dai lunghi urrà dei fanti all’attacco, dai fischi degli ufficiali, dal rombo dei caccia, dal crepitare delle loro mitragliatrici, dalle esplosioni secche degli obici.

L’ora di gloria

Quando, ricevuto gli ordini, di botto ha immaginato un piano audace. Ha fatto posizionare i cannoni in modo molto insolito, ma tale da essere molto preciso nel colpire. Chiestogli conto dal suo superiore, gli è riuscito di essere molto convincente. Sparita la timidezza!

Tolja apre il fuoco, e i suoi colpi sono così esatti da gettare lo scompiglio tra i blindati nemici che schizzano fuori dai cespugli e dai giardini dove stavano riparati, senza saper individuare il punto da cui provengono i colpi stessi. Il comandante, che poco prima al telefono quasi non lo riconosceva per il tono di voce insolitamente sicuro, ora si felicita con lui.Un giorno memorabile. Tolja ha vissuto in quel giorno più esperienze che in tutta la sua breve vita.  

Il morale alle stelle

La batteria di Tolja è così avanzata che un aereo sovietico l’attacca e tre Messner accorrono in sua difesa. Grande risata di Tolja e dei suoi uomini. Morale altissimo. Ma…

Sera

Tolja si riposa un po’ appoggiato ad un palo del telegrafo. Ha le labbra riarse, la gola secca, mangia pane raffermo, ma gode il suo riposo. Il Volga è bello la sera, è pieno di colore: lui lo guarda dall’alto. Il fiume è blu, poi rosa, poi color perla con riflessi di seta grigia; dal fiume viene una frescura che ha in sé l’odore dolce-amaro dell’assenzio della steppa. Il palo del telegrafo canta, come nella steppa dove il vento lo fa frusciare, muovendo i suoi cavi come fossero corde di un violino.

Tolja gode questa musica strana e fantastica: già si vede molto famoso, soprattutto tra le ragazze dell’infermeria che gli hanno sempre dato tanto imbarazzo, e tra i compagni di scuola di sua sorella, e tra i colleghi del suo patrigno, il professor Štrum ..

Notte

Al cader della notte i tedeschi riprendono l’attacco. Il paesaggio brillante e amico del giorno non esiste più, è diventato un bozzetto piatto, disegnato su una carta lisa, senza più valli, senza colline, senza fiume, solo quote e altitudini, e barriere idrologiche, e terreno accidentato. 

Il buio della steppa è tagliato dalla luce sinistra dei bengala. Adesso i tedeschi hanno individuato la batteria di Tolja, adesso sanno dove sparare. 

I primi colpi arrivano; i primi feriti si lamentano; il palo del telegrafo è falciato da un colpo di mortaio. Tolja ha la sensazione che non finirà mai, che da ogni dove spunteranno i nemici. Ha la bocca secca, una sgradevole sensazione di terra sotto i denti. Vuole una cosa sola, Tolja: vedere il mattino. E lo vede infatti.

Tolja con la sua gola riarsa urla un ordine. Poi una luce accecante e qualcosa come un pugno lo colpisce al ventre. Cade. Sente gridare. Qualcuno chiama un infermiere…

Un pacco alla stazione
Un pacco alla stazione

Tolja vede i visi dei soldati chini su di lui, preoccupati e pietosi. Chissà perché, si domanda, certo è stato colpito qualcuno. Non lui. Sta per alzarsi, ripulirsi, scendere al fiume e lavarsi con quella sua acqua meravigliosa, fredda e dolce, e poi è pronto a riprendere il suo posto.

L’epilogo è molte pagine dopo, ma Tolja sarà già morto, quando sua madre lo raggiungerà all’ospedale delle retrovie, in cui è stato operato e non è sopravvissuto. Sono, in Vita e destino, le pagine dell’interminabile viaggio di Ljudmila, da Kazan’ a Saratov; sono le pagine strazianti dell’involto che contiene la divisa insanguinata di suo figlio; sono le pagine della notte dolorosa spesa sulla fossa, dove il suo ragazzo ha almeno trovato sepoltura.

Su Vasilij Grossman

Di Vasilij Grossman si è già occupata la nostra rubrica di letteratura. La famiglia di Vasilij Grossman (1905-1964) è ebrea, ed è ucraina, non parla yiddish, ma russo. La formazione di Grossman è la chimica, studia a Mosca e lavora nei primi anni Trenta come ingegnere nel bacino minerario del Donbass. In quegli anni decide di diventare uno scrittore, in russo. Ebreo, ucraino, russo, europeo, Donbass…. dovrebbe già essere scattato un campanello di attenzione nella vostra mente: luoghi e condizione di Grossman hanno a che fare con la crisi che ci affligge da almeno due anni. 

Quando i tedeschi invasero l’Unione Sovietica era il 22 giugno 1941; Grossman si arruolò immediatamente e fu destinato a Stella Rossa, il giornale dell’esercito. Nell’ottobre ’42 fu a lungo a Stalingrado sulla riva destra del Volga, nel cuore cioè della guerriglia sovietica contro i tedeschi. Da questo momento in poi Stalingrado occupa progressivamente il centro della sua scrittura .

Nascono negli stessi anni, tra la metà degli anni ’40 e i primi anni ’60, opere di grande valore: e tra queste c’è un capolavoro: la dilogia di Stalingrado: Vita e destino (sequestrato dal KGB nel 1962), e il suo “prequel”, un romanzo scritto subito dopo la guerra, pubblicato in URSS col titolo Per una giusta causa all’inizio degli anni Cinquanta dopo uno strenuo braccio di ferro con la censura.

Per saperne di più consultate l’enciclopedia Treccani.